Il coltello dalla parte del marchio. Sosa tra garanzie bancarie e liberatorie

Lettura: 4 minuti

La mossa a sorpresa della Società Cooperativa Calcio Messina, che ha rilevato la proprietà dello storico marchio Acr, cambia un po’ gli scenari rispetto al passato. Adesso, in caso di più pretendenti, saranno proprio i tifosi a concedere l’utilizzo del vessillo al progetto più meritevole e solido. L’Acr Messina di Pietro Sciotto, con Aad Invest Group subentrata nel pacchetto di maggioranza nello scorso gennaio, quel marchio lo ha utilizzato nelle ultime sette stagioni, dopo averlo prima ottenuto in comodato dalla Lo Monaco Real Estate per l’iniziativa della dirigenza del Camaro nel 2019 e poi regolarmente acquisito tramite una srl di famiglia, la Sciomari.

Acr Messina
L’abbraccio di gruppo del Messina (foto Paolo Furrer)

Ma il mancato rinnovo della registrazione decennale lo ha rimesso di fatto sul mercato, agevolandone l’acquisizione da parte della Cooperativa, che dovrà attendere sei-otto mesi per divenirne formalmente proprietaria anche se è già stato sollecitato l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, affinché il definitivo riconoscimento sia più celere mentre Sciotto ha perso ormai ogni opzione.

L’Acr appena retrocesso dalla Lega Pro ha di fronte a sé una montagna da scalare, ovvero i sette mesi di contributi fiscali e previdenziali già maturati e le quattro mensilità di stipendi non ancora corrisposte ai tesserati. Entro il 10 luglio sarà necessario mettersi in regola per ottenere l’iscrizione in serie D e proseguire nel contempo da qui a metà settembre la procedura di crisi negoziata che dovrebbe consentire di abbattere gli altri debiti residui, principalmente con il Fisco. Procedure non semplici e tutt’altro che scontate.

Sant'Agata
Il Sant’Agata celebra una rete

Nel frattempo il Città di Sant’Agata potrebbe trasferirsi nel capoluogo. Nei giorni scorsi gli emissari del presidente argentino Maximiliano Sosa hanno incontrato l’assessore Massimo Finocchiaro. Dal Comune filtra soltanto che si attende una presentazione dettagliata del progetto. Che è chiaro avrebbe ben altra prospettiva in caso di ripescaggio in serie D mentre in Eccellenza il “nuovo” Messina vivrebbe di fatto un dualismo più complicato con la Messana 1966.

Un club tra i dilettanti potrebbe in un futuro ormai prossimo tornare inizialmente a giocare nel rinnovato “Giovanni Celeste”, dove i lavori di adeguamento volgono al termine. Per chiunque rappresenterà Messina già nei prossimi mesi sarà invece più oneroso e complicato aprire lo stadio “Franco Scoglio”, che ha costi di gestione degni del professionismo e – manto erboso a parte – andrà prima o poi ristrutturato o completato. Sarà un altro tema da analizzare anche se sarebbe delittuoso lasciare la più grande struttura sportiva della città senza calcio dopo i sette concerti estivi già in programma (si parte con Vasco Rossi e Cesare Cremonini).

Sant'Agata
Bringheli ha affiancato Sosa al vertice del Sant’Agata prima di farsi da parte

Tornando a Sosa, il Sant’Agata sta cercando di ottenere le liberatorie dai suoi tesserati, saldando gli arretrati, che peraltro sono comuni alla gran parte delle società di serie D, dove le scadenze legate alle mensilità non portano penalizzazioni come in Lega Pro e vengono spesso onorate con più margine temporale. Il massimo dirigente argentino è consapevole degli errori commessi nella sua prima stagione, vissuta a distanza dal Sud America e caratterizzata da troppi cambi di rotta sul mercato, dove si sono raggiunti complessivamente i 45 tesserati, in un autentico via via invernale.

Nel finale di stagione la rotta è stata raddrizzata grazie al grande impegno dello staff tecnico guidato da Emanuele Ferraro e da un’organico che ha perso la serie D soltanto ad un minuto dal novantesimo nel drammatico spareggio di Acireale, dopo una lunga rincorsa salvezza. Ovvio lo scetticismo in città così come l’amarezza a Sant’Agata, dove in realtà anche la precedente proprietà si era fatta da parte di fronte al disinteresse della piazza e agli spalti semi-vuoti. Anche se sarebbe impossibile pretendere grandi numeri in un centro di circa 12mila abitanti.

Sant'Agata
Il Sant’Agata celebra una rete

Sosa nei giorni scorsi ha anche incontrato un notaio, che la “Gazzetta del Sud” ha individuato in Silverio Magno, lo stesso della ratifica della cessione di Sciotto ad Aad Invest Group e della trattativa del 2017 fra Stracuzzi, Oliveri e il gruppo Massone, poi sfumata. Il presidente argentino ha infine analizzato i conti del club in uno studio commercialistico cittadino. A Sant’Agata non aveva particolari utili, per i ridotti introiti da botteghino, ma neanche spese insostenibili.

Il trasferimento a Messina aumenterebbe le chances di ripescaggio grazie alle voci “stadio” (se concesso dal Comune) e “bacino d’utenza” mentre l’assenza di un vero settore giovanile sottrarrà punti che sarebbero stati molto utili per la graduatoria sulle riammissioni delle perdenti i playout. Sosa avrebbe mostrato infine ai suoi consulenti cittadini le necessarie garanzie bancarie. Un tema tutt’altro che banale, considerata l’inconsistenza mostrata da tanti potenziali acquirenti apparsi in riva allo Stretto dal 2009 ad oggi. Che hanno formato un mix letale con la ritrosia a cedere da parte di Sciotto.

BREVI

Risultati e Classifica Serie D

Risultati e Classifica Eccellenza

POTRESTI ESSERTI PERSO