“Ho visto lei che aspetta lui, che aspetta lei, che aspetta me”. Parafransando un celebre successo di Annalisa è possibile tratteggiare l’attuale situazione del Messina, in un limbo societario che si protrae ormai dal giugno scorso. La soluzione all’orizzonte indicata dall’ex sindaco Cateno De Luca ancora non si scorge con certezza anche se nelle prossime ore sono attese nuove interlocuzioni tra le parti interessate.

L’Aad Invest Group, proprietaria dell’80% delle quote del club, come certificano anche le visure camerali, continua a prendere tempo, promettendo l’arrivo di fondi fin qui rimasti bloccati. Il Deinze fallito in Belgio aveva accumulato un passivo di oltre 7 milioni di euro, ereditato incautamente dalla fiduciaria lussemburghese e dovuto alla gestione di un’altra società venuta da lontano, precisamente da Singapore, l’Aca Football Partners.
L’amministratore Doudou Cissè sembra avere le mani legate e diventa complicato dare credito alle sue rassicurazioni. A meno che non siano state davvero individuate fonti alternative di finanziamento. Nel frattempo restano l’inaccettabile silenzio e la promessa disattesa di un suo ritorno a Messina, che risale alla nota stampa del 18 febbraio scorso, all’indomani del mancato pagamento che è costato un pesantissimo -4 in classifica.

Il manager messinese Francesco Borgosano, ceo della “Huddle”, com’è noto ha proposto un prestito da circa 300mila euro, necessari per saldare il bimestre di stipendi e contributi di metà aprile, vincolato da precise garanzie e da una penale. Su un’effettivo passaggio di quote pesa invece la necessità di aggiornare un “business plan” concepito dai suoi compagni di avventura statunitensi con la prospettiva di un Messina in C e non tra i Dilettanti.
Il modello, fatte ovviamente le dovute proporzioni, dovrebbe essere quello di Como e Venezia, che hanno attratto capitali dagli Usa giocando anche sull’appetibilità delle città e dei loro stadi. Utopistico immaginare scenari simili dopo un’eventuale retrocessione, che va evitata ad ogni costo. L’offerta alternativa è arrivata invece dalla “Ops Holding” e nell’operazione sono coinvolte società attive nei mercati di luce, gas e telefonia, la principale quotata in Borsa a Milano con un capitale sociale di 35,5 milioni di euro.

La “Ops Mobile”, un operatore telefonico virtuale che opera su rete Vodafone ed è stato lanciato nel giugno 2023, ha aperto i primi negozi fisici in Campania e non a caso fu già sponsor della Puteolana. Messina è stata scelta anche per sbarcare su territori ritenuti interessanti. Gli intermediari di entrambi i gruppi riferiscono che l’aspetto documentale e contabile è stato completato e sembra già un passo avanti rispetto a tante trattative precedenti, quando il presidente era Pietro Sciotto e i potenziali acquirenti dopo annunci e proclami non affondarono mai il colpo, mostrando scarsa concretezza ma lamentando spesso una lacunosa ricostruzione degli effettivi conti del club.
Mentre l’Aad prende tempo e i potenziali acquirenti attendono risposte definitive sulla fattibilità di un prestito o sulla cessione di parte delle quote però i giorni passano. Restano due settimane per scongiurare un altro inadempimento che sarebbe fatale. Nella settimana della scadenza peraltro il Messina non scenderà in campo e l’attenzione si sposterà tutta sugli aspetti societari.

Non resta che confidare in un momento d’orgoglio e lucidità da parte di chi ha ereditato il pacchetto di maggioranza del club, in un sussulto del socio di minoranza, in un coraggioso slancio di generosità e lucida follia dei potenziali acquirenti o in una ciambella di salvataggio lanciata dalla politica, che monitora e pressa i protagonisti al netto di margini di manovra che restano ridotti nonostante gli accorati appelli di mister Simone Banchieri. Negli ultimi mesi è andato in scena un pessimo film ma l’auspicio è che un lieto fine possa ancora salvare la pellicola. E la categoria.





