De Domenico: “A Messina pochi tamponi e mascherine, troppa gente in giro”

mascherine protettiveLe mascherine protettive sono introvabili in Sicilia (foto Pixabay)

Il deputato messinese Franco De Domenico, segretario della Commissione Sanità dell’Ars, è intervenuto in merito all’emergenza Coronavirus. Proponiamo di seguito i passaggi salienti della sua nota stampa:

“In una situazione così grave, inimmaginabile, ma soprattutto sconosciuta, ritengo normale cambiare strategia, se necessario. Non ci si deve ostinare a difendere ciò che non funziona. Vorrei limitare il mio ragionamento a tre punti gravi e urgenti che riguardano il nostro territorio: 1) i tamponi che si effettuano sono troppi pochi; 2) i DPI, dispositivi di protezione individuale, ed in particolare le mascherine non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno; 3) ci sono troppe persone che si continuano a spostare senza motivo.

Franco De Domenico

Il deputato regionale messinese Franco De Domenico

Apprendo con soddisfazione che il presidente Musumeci ha autorizzato l’estensione del tampone a tutti gli operatori sanitari, dando priorità a chi è in “prima linea”, senza, tuttavia, consentirne un utilizzo più esteso ad altri soggetti. Comprendo il rispetto delle linee guida, il costo e lo sforzo necessario per eseguire le analisi, ma il numero dei tamponi deve essere aumentato.

Estenderlo ai medici è stato importante (abbiamo rischiato tanto), ma non basta: bisogna fare di più. Dobbiamo consentire ai lavoratori esposti al rischio contagio e a chi ha almeno un sintomo della malattia di fare il test. Lo dico sulla base delle esperienze pregresse (vedi Lombardia e Veneto), che abbiamo il “vantaggio”, ancora per poco, di poter sfruttare.

mascherina protettiva

Anche in moto con la mascherina protettiva (foto Ansa)

Lo chiedono gli esperti, anche il prof. Ricciardi, già direttore dell’ISS, lo dicono gli operatori sanitari e gli altri lavoratori che hanno il diritto di non essere considerati carne da macello e di poter operare con maggiore serenità. Lo chiedono i pazienti e le loro famiglie. Lo impone il buon senso e perché questa “battaglia” durerà molto e dobbiamo stare attenti anche alla salute mentale di tutti ma soprattutto di chi si sacrifica ogni giorno. Prendiamoci tutti la responsabilità, deroghiamo, abbandoniamo gli attuali criteri, estendiamo a tutti lavoratori e a chi ha almeno un sintomo facciamo la possibilità di eseguire il tampone e al personale sanitario, almeno con cadenza settimanale.

Quanto al secondo punto: i dispositivi scarseggiano e la nostra regione è penalizzata nei rifornimenti dal numero dei contagi, ancora relativamente basso, ma con una curva di crescita significativa. Occorre, pertanto, trovare soluzioni alternative, e occorre trovare soluzioni organizzative diverse. Penso ad una linea organizzativa esclusivamente dedicata alla acquisizione e alla distribuzione dei DPI, con una articolazione su base provinciale, che abbia la capacità di valutare le priorità e conseguentemente la distribuzione degli stessi, con una visione a 360 gradi nei confronti di tutti i lavoratori che ogni giorno è chiamato a “tirare la carretta”, non solo nell’ambito sanitario ma in ogni altro settore strategico della vita del paese.

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