Alla sala Laudamo il 10 e l’11 giugno “Un uomo a metà”, con Gianluca Cesale

Gianluca CesaleGianluca Cesale

Dopo aver debuttato, nei giorni scorsi, al Napoli Fringe Festival 2015, come Progetto vincitore dell’“E45”, “Un uomo a metà”, approda a Messina, alla Sala Laudamo, mercoledì 10 e giovedì 11 giugno, ore 21, primo di tre spettacoli voluti dal Teatro Vittorio Emanuele, per dare spazio, in questo inizio di stagione estiva, ad altrettante voci del territorio.

Una produzione della compagnia messinese “Il Castello di Sancio Panza” col contributo della Fondazione Campania dei Festival, “Un uomo a metà”, testo di Giampaolo Rugo, con la regia di Roberto Bonaventura, in scena l’attore salernitano Gianluca Cesale, elementi scenici e costumi Francesca Cannavò, amministrazione e organizzazione Marilisa Busà. Racconta la storia di Giuseppe, un uomo che lavora come rappresentante di articoli religiosi. Come si legge nelle note di regia “Il padre e la madre, pensionati, passano il proprio tempo al “Manhattan”, una sala bingo nella quale dilapidano la propria pensione. Il nonno, un vecchio fascista reduce delle guerre coloniali, dopo un ictus è costretto su una sedia a rotelle curato da una badante singalese. Giuseppe è fidanzato da sempre con Maria, ricca figlia del padrone del più grande negozio di articoli religiosi di Roma. Si avvicina la data del matrimonio ma Giuseppe ha un problema: è impotente. Il giorno prima delle nozze si sottopone obtorto collo al rito dell’addio al celibato con gli amici. Proprio quella notte scopre in maniera rocambolesca la propria sessualità. La carica dirompente di questa rivelazione porta Giuseppe a realizzare una parte di sé nascosta che metterà in luce e rivoluzionerà il rapporto col mondo che lo circonda fino alle estreme conseguenze. Quanto dipende dall’ambiente che lo circonda la libertà dell’individuo? Fino a che livello può essere compressa l’essenza più vera della persona? Questi sono gli interrogativi che si pone “Un uomo a metà” che utilizza l’impotenza sessuale sia come simbolo dell’impotenza più generale a vivere sia come grimaldello per svelare le mille ipocrisie, nascoste e non, della nostra società”.

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