Otto sconfitte nelle ultime nove giornate, una sola vittoria contro la Vibonese. Per la prima volta nella sua storia il CastrumFavara ospiterà il Messina e sarà un scontro diretto di fondamentale importanza nella lotta per non retrocedere. Il tecnico Pietro Infantino, un ex, sarà costretto domenica a vivere il match dalla tribuna per squalifica. Nel corso della trasmissione “Passione Gialloblù” ha fatto il punto sul delicato momento attraversato dalla sua squadra: “Con il Ragusa è stata forse la più brutta partita da quando sono tornato. Ho fatto un’analisi in settimana con società e giocatori riguardo all’atteggiamento, non tanto sulla partita. Abbiamo cominciato bene ma dopo il gol ci siamo persi, invece per una squadra che si deve salvare il carattere e l’abnegazione non devono mai mancare. Conosco questi momenti, ho fatto questi campionati e ho raggiunto sempre gli obiettivi perché ho inculcato un certo tipo di mentalità. La qualità e l’abilità tecnica vengono dopo, se mancano queste componenti diventa difficile salvarsi”.

Attualmente al penultimo posto in classifica, il CastrumFavara, in crollo verticale, rischia di dover salutare prematuramente la Serie D senza un adeguato cambio di marcia nel rush finale. “Martedì ci siamo guardati tutti in faccia, ci sentiamo responsabili verso i tifosi che sono venuti a Ragusa a incitarci. Siamo in difetto anche con noi stessi, le nostre famiglie e la società che ci paga. Dobbiamo fare molto di più. La rabbia è che abbiamo una buona squadra, però l’atteggiamento e l’approccio alla gara non bisogna mai sbagliarli. Abbiamo visto la vicinanza della società nel farci sentire tutti importanti. Affronteremo squadre che hanno gli stessi problemi e la stessa classifica, la fame dovrà fare la differenza”.

Con il Messina non potrà essere una sfida banale per Infantino, richiamato dal CastrumFavara dopo l’esonero di Terranova. Nel 2009/10 e nel 2018/19 è stato alla guida dei giallorossi. Una doppia esperienza in riva allo Stretto, tuttavia, non senza difficoltà a livello societario. “Ho avuto l’onore di allenare il Messina per due anni, conosco l’ambiente. Ci sono stati dei problemi, mi hanno esonerato, poi (nella stagione 2018/19, ndr) hanno preso un altro allenatore (Biagioni, ndr), successivamente sono stato richiamato, salvando la squadra e disputando la finale di Coppa Italia. Ad Acireale sono rimasto otto mesi, con uno stadio pieno. Queste piazze si gestiscono da sole. In granata sono stato l’unico allenatore che ha mandato via tre presidenti e non viceversa. Società blasonate, con pregi e difetti, dove la pressione è enorme”.

CastrumFavara 20, Messina 22. In caso di successo i gialloblù scavalcherebbero i peloritani, tornando almeno in zona playout. “Credo che sul nostro campo abbiamo la possibilità di fare la nostra partita, come le ultime volte, cambiando però il risultato, perché le prestazioni non bastano. Come dice Allegri la gente alla fine si ricorda soltanto del risultato”.
Al “Bruccoleri” la curva riservata ai tifosi di casa sarà a porte aperte per incentivare le presenze allo stadio e aiutare la squadra. “Se sono tornato è perché c’erano le condizioni per fare un buon lavoro e ho visto una società unita che ci crede molto. Se vuoi trasmettere fiducia e consapevolezza per l’obiettivo da raggiungere i primi a crederci dobbiamo essere noi. Il calendario? Ci sono avversari forti, non esistono partite facili e bisogna pensare a mettere le nostre qualità. Occorre recitare il mea culpa, c’è un gruppo di tifosi che ci sostiene, siamo in difetto e non dobbiamo approfittare della loro sensibilità”.





