Il tempo scorre e l’Acr Messina continua a tenere vive due possibili strade. Una andrà imboccata al più presto, anche perché ai consulenti incaricati dal club, tributari e legali, restano ormai soltanto dieci giorni prima della scadenza (tassativa e decisiva) del 10 agosto. Superata quella deadline senza la presentazione di un piano di rientro la composizione negoziata della crisi decadrebbe e verrebbe di fatto sancita la liquidazione giudiziale, il vecchio “fallimento”.

Proseguono i contatti con la cordata straniera, individuata dai promotori della Cooperativa, che da settimane si spendono per favorire un salvataggio in extremis del club, gravato da ben 14 punti di penalizzazione e alle prese con un grave ritardo, che imporrà eventualmente l’ennesima partenza ad handicap, con una rosa da comporre ad agosto, in un mercato in parte già saturo. Il gruppo estero, che secondo la Cooperativa ha le credenziali giuste per subentrare nella gestione del club, confida di formalizzare già nelle prossime ore una proposta d’acquisto.
Non a caso l’Acr Messina ha risposto all’ultima offerta alternativa avanzata dal gruppo capeggiato da Giuseppe Peditto, chiarendo che “per la procedura in atto non può concedere alcuna esclusiva nelle trattative finalizzate sia alla gestione della stagione calcistica 2025-2026 che alla cessione societaria, anche perché le decisioni societarie devono essere autorizzate dal Tribunale”, che è costantemente aggiornato sugli sviluppi delle interlocuzioni.

Immediata la replica dell’avvocato Roberto Di Pietro, trasmessa sia al presidente Stefano Alaimo che al commissario giudiziale Maria Di Renzo. La Doadi srls ha rinnovato la propria proposta di affitto del ramo d’azienda, già avanzata lo scorso 24 luglio, annunciando peraltro la nomina di un nuovo amministratore, Antonino Giuseppe Rapisarda, che subentra proprio a Peditto. Alle carte sono state allegate le pre-delibere di due fideiussioni assicurative, per complessivi 640mila euro, in vista della prossima stagione sportiva, oltre all’attestazione dei ricavi e dei costi rilasciata da un revisione dei conti.
Un botta e risposta estenuante, in linea con quanto accade ormai da anni. L’auspicio è che la matassa possa essere sbrogliata al più presto, magari con l’intervento di Palazzo Piacentini, e che anche il gruppo straniero si esponga pubblicamente. Per ciò che concerne il piano di rientro abbiamo già ipotizzato i possibili scenari in un ampio approfondimento. La famiglia Sciotto e l’Aad Invest Group dovrebbero andare incontro alle istanze del Tribunale rinunciando ai propri crediti, che si attestano a quota 785mila euro, escludendo i versamenti per i tesserati del 10 luglio scorso, che rappresentavano i debiti “privilegiati”, da onorare quindi per primi, in ottica iscrizione.

Per i debiti “chirografari”, privi di una prelazione sugli altri, con i fornitori (agenzie di viaggio, società di trasporti, alberghi, centri medici, attività della ristorazione…) si punta ad un corposo abbattimento, di circa il 40%, per provare a dimezzare gli attuali 400mila euro. Seguendo l’esempio della Reggina nel 2023, verrà infine richiesto uno stralcio parziale dei crediti vantati dalle Agenzie delle Entrate e delle Riscossioni, Inail e Inps, che sfiorano il milione e mezzo di euro. Il gong si avvicina, come il fischio d’inizio della prima partita. Che si dovrebbe giocare sull’erba e non in uno studio commercialistico…





