Il “j’accuse” del direttore sportivo Ettore Meli, che ai nostri microfoni ha puntato il dito contro dirigenti e allenatori assoldati tra i Dilettanti in cambio di sponsor non è passato inosservato. Una denuncia che rischia di restare fine a sé stessa se gli organi competenti non affronteranno di petto la questione. L’ex dirigente del Città di Sant’Agata ha trascinato i sorprendenti biancazzurri a due quinti e un sesto posto. Il paradosso è che adesso il club è scomparso e dovrà ripartire dal basso, forse addirittura dalla terza categoria.

Meli commenta anche l’operato di Maximiliano Sosa, imprenditore argentino che un anno fa ha prelevato il Sant’Agata, salvo poi spostare il titolo sportivo nel capoluogo per lanciare il progetto del Messina 1947. Resta ovviamente la dolorosa retrocessione dei biancazzurri in Eccellenza: “Personalmente non lo conosco. Sottolineo che portare il titolo sportivo da una città ad un’altra non è mai una scelta simpatica. Da tifoso e da ex dirigente mi dispiace molto, soprattutto per quelle cinquanta persone che hanno sempre seguito il Sant’Agata”.
Il problema sono probabilmente proprio le sparute presenze al “Fresina”, dove in un campionato non si sono raggiunti i 30mila euro di incassi complessivi. Impossibile così, per qualsiasi imprenditore, mantenere un titolo di serie D. Meli evidenzia il paradosso legato agli investimenti: “So che ha onorato tutti gli impegni economici ma tecnicamente dico che il campo non mente mai. Sicuramente un po’ di sfortuna c’è stata ma se si retrocede si è sbagliato più degli altri e questo credo che lo stesso Sosa lo abbia capito, anche perché il budget messo a disposizione era di gran lunga superiore rispetto a quello della precedente gestione. Il cavallo buono comunque si vede alla fine, vedremo se farà bene a Messina”.





