Il Comune ha confermato la ricezione della domanda di concessione dello stadio “Franco Scoglio” da parte dell’Acr Messina. Prima di una risposta ufficiale si attendono adesso le valutazioni del sindaco Federico Basile e probabilmente anche le mosse degli altri club coinvolti, come Sant’Agata ed eventualmente Messana. Aprire un impianto come quello di San Filippo costa circa 3.000 euro a partita, una quota tutt’altro che banale per un club non professionistico.

In casa Acr non è chiaro se saranno effettivamente onorati tutti gli stipendi e i relativi contributi maturati dai tesserati dal novembre scorso ad oggi. Nel tardo pomeriggio si sono però diffuse nuove indiscrezioni sul versamento di due mensilità di arretrati previdenziali e fiscali. Giova ricordare che in tal caso dovrebbero essere immessi nuovi fondi mentre per utilizzare la liquidità residua di cassa servirebbe il placet del commissario giudiziale Maria Di Renzo.
Considerata l’appurata inadempienza dell’Aad Invest Group, l’inconsistente acquirente materializzatosi sei mesi fa in riva allo Stretto, sembra necessario uno sforzo economico del socio di minoranza Pietro Sciotto. Anche per evitare le conseguenze di una liquidazione giudiziale, il vecchio “fallimento”, ipoteticamente più lontano dopo i tre mesi di tempo per un’eventuale composizione negoziale della crisi concessi dal Tribunale. La prossima udienza è fissata per il 10 settembre mentre già il 10 luglio scade invece il gong fissato dalla Lega Nazionale Dilettanti.

Alla finestra del club avrebbe bussato nuovamente l’imprenditore Giuseppe Peditto, che nei mesi scorsi aveva proposto l’ancora di salvataggio rappresentata da un credito d’imposta, che resterebbe tuttora in piedi. L’impressione è che l’Acr si impegnerà a salvare la serie D. L’unica alternativa concessa dalla Lnd sarebbe rappresentata da una rinuncia al torneo di competenza, con contestuale ripartenza dalla terza categoria.
In tal senso c’è il precedente dell’Ss Milazzo edizione 2013/14. Nell’annata precedente i mamertini presero parte al girone A di Seconda Divisione, affrontando avversari prestigiosi come Monza, Venezia, Mantova e Alessandria. In estate il club era in difficoltà economica e non riuscì a formalizzare l’iscrizione in serie D. Per non perdere la “mutualità di sistema”, ovvero gli introiti riconosciuti a tutte le formazioni retrocesse dal professionismo (che quest’anno saranno pari a circa 120mila euro), decise di ripartire dal fondo, dalla terza categoria appunto.

Sarebbe l’extrema ratio per l’Acr, che però dopo le interlocuzioni già avviate con il Tribunale di Messina sembra costretto a tentare il tutto per tutto. Come dimostra anche la domanda di concessione dello stadio inoltrata via Pec. In terza categoria invece decadrebbero tutte le problematiche legate all’impianto e al versamento degli arretrati entro il 10 luglio e vi sarebbero due mesi in più di tempo per mettersi in regola (il termine per l’iscrizione è il 16 settembre). Sembra fantacalcio ma è un’opzione disponibile nelle pieghe del regolamento, sfruttata dal “vecchio” Milazzo dodici anni orsono.





