Arturo Di Napoli e il Messina. In una lunga intervista, rilasciata a La Gazzetta dello Sport, Re Artù ha sfogliato l’album dei ricordi, soffermandosi sulla sua bellissima esperienza in giallorosso, quando trascinò la squadra a suon di gol alla promozione in massima serie e poi al successivo settimo posto: “La piazza della vita. Quattro anni da dio. Nel 2003-2004 tornammo in A dopo 40 anni. Fu una cavalcata insperata, magica. E il presidente Franza mi regalò un’Audi RS6 con un bigliettino sul cruscotto: “Sei un figlio di puttana“.

La firma arrivò da svincolato con una clausola nel contratto: “A settembre ero ancora senza squadra, avevo declinato il Galatasaray e lui mi offrì un contratto. Firmai a patto che se avessimo vinto il campionato avremmo rinnovato a una certa cifra e con una macchina come premio. L’obiettivo era la salvezza, ma andò come sappiamo. Quando mi regalò l’Audi gli dissi che avrei potuto anche chiedergli una Ferrari…”.
Gli allenatori con cui ha avuto poco feeling? L’ex bomber svela soprattutto un nome, legato sempre ai tempi vissuti in riva allo Stretto: “Sono stati tanti. Uno con cui ho litigato e a cui voglio bene è Bruno Giordano, avuto a Messina. Una volta gli chiesi quanto fossi una testa di c… Lui rispose “Tanto, ma eri anche tanto forte”. Con lui sbagliai io”.

Una carriera iniziata a Milano con i colori dell’Inter, il club in cui è cresciuto facendo la trafila nel settore giovanile e collezionando 6 presenze in A nel 1996-97: “L’Inter mi ha reso uomo, sono stato anche al compleanno di Moratti, ma sono stato sempre un po’ ribelle. Ricordo i calci nel sedere di Mazzola quando mi spediva in prestito. Mi diceva: “Hai le qualità per restare”. Io non volevo fare la riserva di Ronaldo. Quando ne parliamo ribadisco a mio fratello che sono stato stupido”.
Il Fenomeno, insieme a Vieri, Recoba, Pagliuca, Zanetti e tanti altri, lo ha rivisto proprio alla festa per gli 80 anni di Moratti, tenutasi nella villa di Imbersago, nel Lecchese. Non solo Inter e Messina, anche Napoli, Vicenza, Empoli, Piacenza, Venezia, Palermo e Salernitana tappe importanti della sua carriera. Il rimpianto? “Se fossi stato meno solista avrei debuttato in Nazionale. Davanti avevo Del Piero, Inzaghi, Totti, Vieri, Montella, oggi sarei titolare fisso. Sono nato in un’epoca sbagliata”.

Nel 2023 è tornato a respirare dopo la piena assoluzione dalla squalifica nell’ambito del processo sul calcioscommesse. “Sono stato moralmente stuprato. Quando il magistrato mi chiese come mai fossi finito in mezzo a quella storia disse “Mi dispiace per la tua carriera”. È stata un’irruzione nella mia vita, nella mia carriera, nel mio vissuto. Hanno infangato il cognome di mio padre con accuse infamanti con cui c’entravo zero, sono stato vittima di una serie di equivoci senza avere mai commesso niente. Quando scoppiò il casino, nel 2016, allenavo in C il Messina, essendo anche primo, poi ho allenato il Cologno senza stipendio e l’ho portato in Eccellenza. Andavamo a cercare i giocatori nei parchi o nei bar. Mi hanno strappato il sogno di allenare tra i pro. Ora ho aperto un’agenzia di scout, ne ho un’altra di immobili e aiuto mia moglie Belinda per la campagna elettorale nel mio quartiere”.





