Zanchi: “A Messina mi sono rilanciato. Qui a Bergamo un momento surreale”

Marco ZanchiUn primo piano di Marco Zanchi (foto Paolo Magni)

Un bergamasco dal cuore caldo ma soprattutto un difensore vecchio stampo. Quello tra il Messina e Marco Zanchi avrebbe potuto essere un matrimonio ben più lungo. In riva allo Stretto il classe ’77 ha trascorso ben quattro stagioni, in una piazza con cui aveva instaurato un buon rapporto dopo qualche stagione non esaltante. Calcisticamente nato e cresciuto nell’Atalanta, Zanchi si mette in mostra con la maglia dell’Udinese tra il 1998 e il 2000, anno in cui vince da protagonista l’Europeo Under 21 con gli azzurri guidati da Marco Tardelli.

In agguato c’è la Juventus di Luciano Moggi che porta alla corte di Carlo Ancelotti uno dei più promettenti difensori italiani di quel periodo. In bianconero, però, Zanchi fatica ad imporsi. Troppo ardua la concorrenza di giocatori come Ferrara, Montero e Tudor, così la “vecchia Signora” decide di mandarlo in prestito per qualche stagione. A Vicenza e Verona Zanchi gioca con regolarità, anche se entrambe le avventure si concludono con altrettante retrocessioni in serie B. Due campionati a Bologna, poi nell’estate del 2004 arriva l’offerta del Messina, appena ritornato in massima serie.

Marco Zanchi

Marco Zanchi, ex difensore del Messina

In giallorosso Zanchi resterà ben quattro stagioni, collezionando 115 presenze tra A e B condite da due reti, ritrovando la serenità dei tempi migliori, finché il fallimento dell’allora società guidata da Pietro Franza lo costringe a ripartire da zero. Gli ultimi anni della carriera sono a tinte biancorosse: è il Vicenza a dargli l’opportunità di giocare fino al 2012, anno in cui decide di appendere le scarpe al chiodo.

A distanza di quasi dodici anni da quell’arrivederci, Zanchi ricorda il suo ottimo rapporto con la piazza giallorossa: “Alla Juve forse sono arrivato troppo presto, indossare certe maglie non è da tutti e devi avere la giusta personalità per poter stare in mezzo a tutti quei campioni. Forse qualche altro anno a Udine mi avrebbe fatto bene. A Messina ho vissuto degli anni molto intensi, sono rimasto anche in serie B nel 2007 e avrei continuato a giocare con quella maglia se la società non fosse fallita. E’ stata un’avventura molto importante per la mia carriera, venivo da un’annata in cui a Bologna avevo giocato poco. Il primo anno facemmo benissimo arrivando settimi e togliendoci delle soddisfazioni enormi. Mi sentivo molto legato a quella piazza e a quella società che aveva creduto in me. L’estate successiva ho avuto un’offerta della Lazio, che stava costruendo una squadra importante ma l’ho rifiutata”.

Zanchi con la maglia del Vicenza

Poi, però, qualcosa si è rotto, così arrivarono due retrocessioni, la prima annullata da Calciopoli, e un campionato in B, prima della mancata iscrizione tra i cadetti nell’estate del 2008: “Le stagioni successive sono state sicuramente più difficili – ha sottolineato Zanchi – ma è normale quando hai una simile impennata, inevitabilmente a livello inconscio qualcosa lasci per strada. Credi che prima o poi la situazione si possa aggiustare, invece quando capisci che devi rimboccarti le maniche spesso è troppo tardi. La serie A è terribile, non ti concede possibilità di riprenderti. Io stesso venivo spesso preso in giro quando facevo l’esempio di quanto accaduto a Verona nel 2002. Retrocedemmo dopo aver fatto 30 punti nel girone d’andata perché in tutto il resto del torneo ne totalizzammo appena 9. Questo la dice lunga su quante insidie può nascondere il nostro massimo campionato”.

Zanchi in versione allenatore

Guardando al presente, dopo aver smesso di giocare, Zanchi ha iniziato a studiare da allenatore al fianco di Alessandro Dal Canto sulla panchina del Vicenza prima e del Venezia poi. Successivamente si è dedicato ai più giovani, guidando gli Allievi del Vicenza e l’Atalanta Under 16, fino ad affiancare oggi Massimo Brambilla nello staff della Primavera orobica, campione d’Italia in carica, in una società da sempre all’avanguardia nell’allestimento del settore giovanile: “Ho la fortuna di lavorare per una grande società, molto organizzata. che ci dà degli input ben precisi. Abbiamo a disposizione un centro sportivo, quello di Zingonia, che è davvero all’avanguardia. Si cercano di formare dei difensori seguendo quelle che sono anche le esigenze del calcio moderno. Sempre più allenatori puntano ad iniziare la manovra da dietro e lavorare sulla tecnica è fondamentale. Inoltre per fare il difensore occorrono anche delle doti naturali come l’anticipo e l’aggressività. Rispetto a qualche anno fa il calcio è cambiato, infatti molti giovani difensori sono ragazzi che avevano iniziato come centrocampisti”.

Dici Bergamo ed inevitabilmente si pensa all’emergenza coronavirus, considerato che la Lombardia è il fulcro della pandemia: “Io non esco di casa dall’8 marzo. La città vive in un clima surreale, per strada non c’è anima viva e il silenzio spettrale viene interrotto soltanto dal rumore delle campane a lutto delle chiese. Stiamo vivendo un’esperienza surreale, ognuno di noi deve contribuire continuando a rispettare le norme che ci sono state imposte dal Governo”.

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