“Una Stanza tutta per sé”, mostra simbolo del progetto Arte in Laboratorio

Sarà inaugurata venerdì alle ore 18, nei locali di via Maddalena 24 (2010 Group – dott. Luigi Mondello), la mostra di “Una stanza tutta per sé”.

Il corridoio del Policlinico di Messina

Con “Arte in Laboratorio”, Mutualpass – Medika, la Card della Salute, sta mettendo in pratica il suo manifesto di “Arte e Medicina”. Dal mese di maggio del 2018, attraverso le esposizioni di Mantilla, Aurelio Valentini, Antonello Bonanno Conti, Piero Serboli, Giovanni Fiamingo e Nino Rigano, il laboratorio è diventato, infatti, una galleria d’arte “abusiva”, dove gli utenti in attesa di sottoporsi alle analisi cliniche possono ammirare le opere degli artisti coinvolti.

Nell’idea del team, coordinato dal dott. Luigi Mondello e dal dott. Daniele Di Bartolo, l’arte fa parte di quell’orizzonte positivo della vita umana in cui agisce la medicina attraverso la cura e la prevenzione. Alla base di questa prassi c’è un’idea rivoluzionaria e, tuttavia, antica: l’uomo è unione inscindibile di mente e corpo, di ragione e sentimento. L’arte-terapia è ormai una pratica medicale affermata nel mondo sia come forma di espressione del disagio fisico e mentale che come supporto psicologico alle malattie gravi come il cancro.

Il reparto di Oncologia del Policlinico Universitario di Messina è oggi all’avanguardia in questo campo. I maestri Piero Serboli, Aurelio Valentini, Josè Martino e il compianto Claudio Militti hanno attivato dal 2015 un vero e proprio laboratorio di pittura, un spazio di espressione chiamato “Una stanza tutta per sé”, all’interno del reparto diretto dal professor Giuseppe Altavilla e collaborato dalle dott.sse Francesca Albiero e Stefania Panetta.

Artisti in “Una Stanza tutta per sè”

La mostra di Maria Berenato, Antonella Caggegi, Lucia Fulco, Luisa Giorgio, Laura Giunta, Nicoletta Irrera, Adriana Micali, Marcella Mondello, Katia Militello, Silvana Modica, Silvana Nastasi, Giusy Olivieri, Sabrina Pistone, Giovanna Romeo, Matteo Sorte e Graziella Spadaro non è soltanto la testimonianza di questo prezioso lavoro, ma anche l’affermata emancipazione di un gruppo di artisti, che, dopo un lungo apprendistato, si presentano adesso agli spettatori con personalità autonome, compiutamente avviate in un percorso di ricerca.

UNA STANZA TUTTA PER SE’ – Guardare un muro bianco e guardare un quadro non è la stessa cosa. La percezione dell’ambiente in cui viviamo modifica il nostro umore, lo stato d’animo e, quindi, la salute. Abitiamo case curate, che costruiamo intorno ad un’idea positiva della vita, tutti i nostri sforzi, professionali e umani, sono indirizzati verso questa idea del bello come buono, sano. Nello spazio pubblico contemporaneo questa cura non è particolarmente presente, lo spazio istituzionale è neutro, spesso architettonicamente impersonale, talvolta degradato.

Al reparto di oncologia del Policlinico di Messina le cose sono, però, diverse.  I colori, la luce e lo straordinario numero di opere d’arte che accolgono il visitatore scompaginano le categorie e le aspettative. Questo piccolo museo ha un calore domestico, un’aria familiare che scontorna questo spazio dalle rigide architetture protocollari medicali per proiettarlo in una dimensione umana, pacificata, irenica.

Il reparto ha un laboratorio di pittura, una sala con vista mozzafiato sullo Stretto, cui si accede dopo una serie di corridoi dalle tinte morbide su cui sono allestiti centinaia di dipinti. Il laboratorio è il motore di una rivoluzione emozionale dello spazio ospedaliero, il fiore all’occhiello di una struttura all’avanguardia nella cura e nell’assistenza dei malati di tumore. Nel 2015, Piero Serboli, Aurelio Valentini, Josè Martino ed il compianto Claudio Militti sono stati i maestri iniziatori di questa avventura artistica ed umana, che ha coinvolto i pazienti di Oncologia grazie alla lungimiranza e allo spirito innovatore del primario, il professor Giuseppe Altavilla, che ha gentilmente concesso il prestito delle opere in mostra per Arte in Laboratorio.

A realizzarle è stato un gruppo di pazienti del reparto, uniti sotto il nome di “Una stanza tutta per sé”, diventati ormai allievi ed il loro percorso si avvia verso una piena emancipazione artistica. Ciò che colpisce di questi lavori è l’urgenza espressiva manifestata in colori netti, accesi, animati da forti contrasti. Le opere, a prescindere dal tema o dal modello, talvolta mutuato dalla grande pittura, sono piene di un’energia psichica e da un entusiasmo del tutto evidente.  Nella liberazione dell’espressione, il disagio della malattia ha trovato una potente sublimazione, una via creativa che annulla la passività dell’infermo per renderlo regista più consapevole della propria immaginazione, delle proprie emozioni.

Colpisce la naturale forza di questi lavori, la loro energia primitiva e liberatoria. Sono la testimonianza di un dialogo tra arte e medicina che è centrale per ricostruire un’idea dell’uomo come essere vivente in cui tutte le parti sono al servizio di un’unità inscindibile. Anima e corpo, arte e medicina, cura ed espressione, trovano in “Una stanza tutta per sé” il momento per riunirsi in un nuovo paradigma di benessere scientificamente e umanamente sostenibile per il nostro futuro. (Mosè Previti)

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