A sette mesi dalla firma del comodato riaprono ufficialmente le “Rocce” di Capo Mazzarò

Fiumara ArteRocce di Capo Mazzarò

Dopo mezzo secolo di abbandono riaprono ufficialmente le “Rocce” di Capo Mazzarò. Alla base di quest’evento c’è il progetto di riqualificazione del sito ad opera del mecenate Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte.

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Uno scorcio di “Rocce” di Capo Mazzarò

Il poggio, sospeso in una delle baie più belle della Sicilia, viene restituito ai cittadini, al popolo e al mondo. Uno spazio che rivivrà dunque nel nome del paesaggio e grazie al valore etico ed estetico che ha sempre caratterizzato l’identità di Fiumara d’Arte. Le Rocce, consegnate per cinquant’anni al nulla e all’invisibile, alla dimenticanza e all’indolenza, rinasceranno grazie alla luce e alla Bellezza: “Voglio presentare alla collettività la favola di un luogo rimasto intatto nella sua purezza dopo un lungo incantesimo. Questo mondo fatato ha resistito a speculazioni e interessi opachi, ora è il momento che le nuove generazioni siano protagoniste del lieto fine”, afferma Antonio Presti.

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Antonio Presti

L’apertura sarà solo il primo passo di una lunga serie di iniziative che condurranno alla realizzazione di un complesso artistico-monumentale sull’esempio del museo a cielo aperto strutturato in oltre trent’anni nella Valle dell’Halaesa e dell’Atelier sul Mare di Castel di Tusa. “La nostra vita è un comodato d’uso offerto dall’Universo: l’esistenza non è possesso, ma condivisione. Recuperiamo uno spazio unico, profanato dal disinteresse della politica e dall’avidità di chi avrebbe voluto sfregiarlo – spiega il mecenate – costruiremo intorno al paesaggio un nuovo codice di fruizione: aboliremo la logica del cemento nel pieno rispetto di questo luogo, con le anime tese a quell’orizzonte che si apre davanti agli occhi. La Fondazione sta già lavorando per consentire a questo poggio incantato di dare cittadinanza all’Arte in tutte le sue forme”.

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Un particolare del sito Rocce di Capo Mazzarò

Ad accogliere i visitatori, fino al 27 settembre, ci sarà una serie di mostre fotografiche dal titolo Incantesimo: sotto questa insegna si svilupperanno i percorsi dedicati alla memoria delle Rocce (con progetti originali, studi e immagini d’epoca provenienti dal Fondo Spatrisano; allestimento a cura dell’arch. Francesca Carditello), alla testimonianza della storia della Fondazione Fiumara d’Arte e dell’Atelier sul Mare e infine alla dolce vita degli anni ’60 con le suggestioni di Taormina Cinema (a cura di Ninni Panzera).

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Un particolare del sito Rocce di Capo Mazzarò

Il giorno prima, il 26 luglio (ore 19), preludio a Castelmola con un’esposizione firmata dal fotografo Giovanni Pepi, un’ampia ricognizione tra passato e presente dell’ex villaggio turistico di Capo Mazzarò. La mostra, realizzata grazie alla collaborazione del sindaco Orlando Russo e del vicesindaco Eleonora Cacopardo, sarà ospitata per l’intera stagione estiva al Castello di Mola (tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 21) con ingresso gratuito. Tutte le attività promosse sono sostenute dal Consorzio Valle dell’Halaesa e dall’Assessorato Regionale ai Beni Culturali.

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Uno scorcio di Rocce di Capo Mazzarò

 

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Un particolare del sito Rocce di Capo Mazzarò

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