Protti: “Oggi segnerei di più. Negli anni ’80 un rigore solo dopo una frattura…”

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È stato presentato presso il Nuovo Cinema Aquila di Roma lo splendido documentario “Igor, l’eroe romantico del calcio”, dedicato alla straordinaria carriera di Igor Protti, epico protagonista del nostro calcio, tra Livorno, Messina, Bari ma anche a Roma, sponda Lazio. Martedì 28 aprile alle ore 21 al cinema Lux di Messina la prossima proiezione. Per l’occasione l’ex attaccante, provato da una grave malattia simile a quella che gli portò via prematuramente il padre, è intervenuto in video-collegamento con il cinema che sorge al Pigneto, dialogando con giornalisti e spettatori.

Igor Protti
Igor Protti intervenuto durante una proiezione

Protti ha girato l’Italia con il regista Luca Dal Canto e lo sceneggiatore Alberto Battocchi. “Ho cercato di essere il più presente possibile, in tutte le città. Purtroppo abbiamo chiuso le registrazioni dieci giorni prima della notizia del male che mi porto dietro da diverso tempo ma ho scoperto soltanto un anno fa. La sensazione più strana è stata rivedere abbandonato il “Celeste” o il campo di allenamento della Virescit Bergamo, che oggi praticamente non esiste più. Il tempo passa anche se oggi ho visto che a Messina lo stanno sostituendo con il sintetico”. 

Lo “Zar” ha commentato anche la grave crisi della Nazionale, con cui ebbe un rapporto tormentato, dal momento che Arrigo Sacchi non lo convocò nonostante si fosse laureato capocannoniere della serie A: “Bisogna partire da lontano. Da 25 anni non si semina nei settori giovanili. Gli allenatori danno indicazioni sbagliate ai più piccoli. Nessuno sa saltare l’uomo, se imponi soltanto uno o due tocchi è impossibile farlo. Oppure abbiamo giocatori non pensanti, che non sono stati preparati ad affrontare i momenti più complicati perché sono stati inibiti. Va avviata una rivoluzione tecnica, che però produrrà i suoi frutti soltanto tra tanti anni”. 

Igor Protti
MessinaSportiva intervista Igor Protti

L’ex bandiera del Livorno commenta anche l’evoluzione del nostro calcio: “Nei miei anni in A c’erano difensori come Ferrara, Nesta, Cannavaro, Mihajlović, Couto, Vierchowod, Maldini e Baresi. Erano sempre grandi battaglie, oggi invece si finisce subito a terra. In serie C negli anni ‘80 per avere un rigore dovevi presentare la lastra con la frattura all’arbitro… Oggi non si marca e con il Var avrei segnato molto di più. Si guarda il pallone o il compagno di squadra, non l’attaccante. Senza contatto fisico oggi sarebbe un grandissimo vantaggio perché non ero certo un corazziere”. 

Protti rimarca anche l’eccessivo individualismo delle star: “Non mi ritrovo più nel calcio attuale, è cambiato, è diverso, per molti versi è peggiore. Vent’anni fa si metteva il gruppo davanti al singolo, era uno sport di squadra. Oggi la mia sensazione è che questo rapporto si sia invertito. Il singolo è un’azienda, che cura i suoi profili social e spesso ha la priorità sulla squadra, il contrario del senso del calcio. Indossare una maglia significa rappresentare la passione e i sacrifici di una comunità. Ma il calcio si è disgregato, c’è individualismo, mancano appartenenza e coesione”.

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