Perdichizzi: “Martedì il blocco degli allenamenti. Unica via ridimensionarci ulteriormente”

Il risultato del campo è l’ultimo dei pensieri che affollano la mente di coach Giovanni Perdichizzi. Paradossalmente una sconfitta interna maturata nei minuti finali non dovrebbe far dormire sonni tranquilli all’esperto tecnico della Sigma Barcellona che però, insieme alla sua squadra, ha ben altri problemi da affrontare in una stagione che settimana dopo settimana sta riservando spiacevoli sorprese all’intero ambiente della città del Longano.
In sala stampa il coach barcellonese affronta di petto tutte le problematiche impellenti e non più rinviabili se la squadra vuole proseguire regolarmente la stagione.
“Perdere dispiace sempre ma oggi la gara è l’ultimo dei miei pensieri, le energie nel finale sono venute meno, avevamo costruito un buon margine nel primo tempo, giocando di squadra. Giocare senza tifosi ha fatto il resto, ha inciso sulla nostra testa, inutile rimarcare la situazione quotidiano. Bravi i nostri avversari che ci hanno rimontato e messo canestri importanti coi loro colored. Il mio primo pensiero però riguarda il fatto che vorremmo lavorare da professionisti, cosa che non possiamo più fare. C’è un limite a tutto, della decenza di chi non arrossisce e non si pone problemi”.
Martedì la squadra si fermerà ufficialmente in allenamento e sarà questo il nuovo atto consequenziale di una crisi riesplosa prepotentemente dopo che già da diverso tempo era prossima alla deflagrazione.

La panchina di Barcellona

La panchina di Barcellona

“Alla squadra non dico nulla, sono grandi professionisti. Ad inizio settimana abbiamo richiesto un interlocutore della società con cui parlare e non si è presentato nessuno, c’è il classico scaricabarile tra soci, sponsor ed altri. Prendiamo atto, si vive una situazione difficilissima, per il quotidiano e le piccole spese come l’acqua facciamo fronte noi stessi. Il bicchiere è colmo: o si prosegue, o si chiude tutto e si rinunzia come Forlì o la terza via è ridimensionare, liberando americani e chi ha richieste di mercato. Il problema però è che i nostri tesseramenti sono bloccati da lodi pendenti. Aggiungere qualche giovane delle giovanili per allungare le rotazioni non è facile, potremmo ridimensionare ulteriormente fino a fine stagione e poi vedere il da farsi. Secondo me le varie componenti non sono nemmeno in colloquio tra di loro e senza dialogo tutto diventa più difficile. Sono d’accordo con la squadra, martedì non sappiamo nemmeno dove allenarci per cui ci fermiamo in attesa di nuove notizie”.
Lo stato d’animo raramente ha toccato questi picchi di frustrazione per un tecnico che tanto ha dato nella sua storia a Barcellona ma che in questo momento non sa quale strada perseguire per uscire da un momento di profonda crisi del suo team del tutto slegato da aspetti tecnici.
“Sono infinitamente amareggiato, ero tornato tre anni fa con entusiasmo ed ho sposato questo progetto con entusiasmo. Noi da professionisti lavoriamo con la pallacanestro ed esigiamo rispetto da coloro che devono chiarire la situazione, così non è possibile proseguire. Ho chiesto alla squadra con l’ennesimo sacrificio, allenandosi a Capodanno. C’è gente che fa fatica a stare a Barcellona che non percepisce stipendi né sa quando e se li riceverà. Chi può sbloccare i vecchi tesseramenti (svincolo, ndc) è il vecchio proprietario che deve raccordarsi con gli altri soci. Non illudiamoci, non vedo nulla di positivo in prospettiva, si fanno solo chiacchiere”.
Il tecnico rivive il momento in cui si arrivò alla decisione di dar vita al progetto tecnico che, col senno di poi e con tante problematiche in atto, probabilmente non era nelle condizioni ideali per partire: “Ad inizio anno, ad agosto ero a completa disposizione di tutti per dare una mano per qualunque progetto, anche per semplici consulenze e conoscenze. Si è deciso di fare questo campionato perché il budget doveva essere garantito in un determinato modo. Per diverse problematiche e difficoltà aziendali questo non è stato possibile, bisogna chiarire perché il progetto iniziale si è definitivamente arenato. Dal Trust agli appassionati che avevano a cuore la pallacanestro in città. Molte voci però sono state disattese e non tutte riconducibili al presidente Bonina, altre dipendono dalla prosecuzione della stagione attuale. Il presidente aveva garantito 100000 euro di budget e l’ulteriore interessamento per il doppio legato a sponsorizzazioni, cosa poi che non si è potuto mantenere per varie vicissitudini. La stranezza è che al 14 agosto un quadro preciso della situazione bisognava averlo, dare la disponibilità a fronte di eventi sopravvenuti. Con queste premesse io eliminerei voci di spesa e ridurrei il budget, a partire dagli americani e da chi ha mercato tra gli italiani. Quei 200000 euro che non sono entrati così potremmo scaricarli dai contratti”.

10917768_10206096578159921_472039696_nAltro argomento riguarda il pubblico sempre fedele alla squadra: “Dispiace che i tifosi, encomiabili come sempre, stiano vivendo tutto questo. Un’altra mazzata è il fatto di sapere solo venerdì che la gara odierna si disputerà a porte chiuse. Questo avviene perché non c’è una società presente alle nostre spalle. Quando ho comunicato la notizia allo spogliatoio i ragazzi erano amareggiati perché non avevano dalla loro il pubblico, spinta inesauribile per i giocatori che hanno bisogno della vicinanza dei supporter”.
Infine chiusura legata al palazzetto, ennesima lungaggine burocratica di una stagione tribolata. “Credo che non ci siano i presupposti perché il 18 gennaio si possa ritornare al PalAlberti contro Verona, noi ci siamo allenati lì in questi giorni e sottolineo questo. Ho visto negli anni della mia carriera tanti lavori di ampliamento dei palasport, è inverosimile che per aggiungere quattro tribune si debba aspettare sei mesi. Serve maggiore attenzione di chi preposto a questi lavori. E’ stato un ulteriore colpo mortale ai programmi ed alle cifre del budget. Non sono perciò ottimista che il 18, sempre se noi saremo in vita, giocheremo a Barcellona. E qui a Patti la situazione non cambia e si ripeterebbe il rischio delle porte chiuse”.
Pagine buie e difficoltà che si sommano in un momento nero per la storia recente della massima realtà sportiva di Barcellona.
Per dovere d’informazione laconico il commento di Andrea Zanchi, coach di Casalpusterlengo che ottiene due punti d’oro in graduatoria: “Dispiace giocare una partita senza pubblico, periodo no per il basket. Le squadre chiudono e fa tristezza, con Perdichizzi ci conosciamo da tempo. Servono idee e persone e non soldi, non c’è futuro altrimenti. Noi venivamo da una settimana difficile con pochi uomini che però hanno dato grande prova di coscienza. Nel primo tempo abbiamo preso 50 punti ma se stringiamo dietro e ci passiamo la palla cresciamo in fiducia, lo dicono i numeri. Tutto parte da dietro ed è più facile far canestro, nel secondo tempo le scelte di tiro sono state migliori proprio perché più convinti nella nostra metà campo. La Gold è molto dura ma vogliamo toglierci le nostre soddisfazioni dopo un periodo di apprendistato in campionato, ma dobbiamo sempre lavorare e salvarci coi nostri meriti. Siamo molto giovani come età non possiamo pensare ad altro. Spero di tornare in Sicilia ancora molte volte in carriera”.        

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