Milazzo, D’Anna: “Regole chiare per riprendere. Cresce il rischio infortuni”

MilazzoIl Milazzo celebra la rete realizzata con la Nuova Rinascita Patti

Il 6 dicembre si torna in campo, ma in tanti si interrogano se i campionati dilettantistici riprenderanno definitivamente. Interrogativi che riguardano anche il Milazzo, tornato al lavoro con l’intenzione di rimettere un sesto un inizio di stagione caratterizzato da troppi alti e bassi.

Chicco D'Anna

Il centrocampista Chicco D’Anna con la maglia del Milazzo

Intanto, anche l’esperto centrocampista Chicco D’Anna si interroga su come sarà il calcio dopo uno stop che si protrae già da quattro settimane. “Ho visto che stanno sviluppando delle mascherine apposite per l’attività sportiva. Sono un po’ scettico sul punto perché per sport come il calcio serve un’apposita capacità respiratoria e una facilità di respiro, per cui credo che la mascherina limiti tanto chi fa sport. È doveroso per noi tesserati mantenersi in forma e proseguire gli allenamenti in forma individuale ma è logico che alla ripresa la Federazione deve capire che servirà nuovamente un serio richiamo di preparazione e non semplicemente quindici giorni come pare sia l’intendimento. Fra l’altro si giocherà con un calendario super compresso, caratterizzato da impegni ogni tre giorni, per cui la condizione deve essere ottimale per prevenire anche possibili infortuni”.

Chicco D'Anna

Il Milazzo non scende in campo da un mese

L’atleta mamertino ritiene indispensabile una modifica delle attuali regole: “Seguo le voci di molti presidenti che si stanno interrogando sulla possibile ripartenza senza idee chiare. Ci manca tanto il calcio ma dobbiamo essere chiari: senza protocolli e certezze sanitarie non si potrà ripartire, soprattutto in queste categorie minori dove ogni atleta fa anche altro nella vita e incontra tante persone anche al di fuori di questo mondo, per cui per le società diventa impensabile monitorare tutti gli spostamenti del proprio tesserato”.

L’augurio, che rischia di restare tale, è che presto la gente possa tornare ad affollare gli spalti: “Siamo tutti cresciuti con la presenza del pubblico, noi siamo attori che recitano una parte e senza applausi o fischi non è calcio. Sarebbe già importante poter fare accedere a un numero limitato di spettatori allo stadio, non sarebbe una soluzione risolutiva ma già sarebbe significativo. Adesso anche i giocatori si conoscono tutti fra loro e se prima era impensabile trasferirsi calcisticamente da Barcellona a Milazzo adesso è diventata quasi una normalità sul mercato. Io resto un tifoso igeano e sono il primo tifoso dei giallorossi. Il mio trasferimento non è stato fatto per soldi ma per la voglia di giocare. Il mio matrimonio con l’Igea è finito ma ci siamo lasciati in modo ottimale e questa è la cosa più importante. Sono approdato tre volte a Milazzo durante la mia carriera, pesa lasciare la squadra della propria città ma ho sempre rispettato la maglia che ho indossato, sempre nei limiti delle mie possibilità tecniche”.

Igea Virtus - Viagrande 3-1. D'Anna in azione

Per D’Anna a inizio carriera cinque stagioni tra i professionisti con l’Igea Virtus

Sulla stagione D’Anna, ai microfoni di Radio Doc, ha mostrato un cauto ottimismo: “A Milazzo ci siamo allenati benissimo per la categoria in cui militiamo. Ogni ragazzo ha dato grande disponibilità allo staff. Eccetto la trasferta di Falcone, dove abbiamo giocato veramente male, nelle altre gare abbiamo sbagliato veramente l’impossibile. Al momento sembra di vivere la classica stagione sfortunata in cui tutto gira storto ma speriamo al rientro di invertire la rotta e cambiare marcia. Abbiamo approfittato di questa sosta per rifiatare e recuperare gli infortunati anche se non dobbiamo accampare scusanti perché abbiamo una rosa importante per il torneo di Promozione con 26 potenziali titolari e la città merita di vivere un torneo di livello e ambire a categorie ben più importanti. Però se mancano sette o otto ragazzi che hanno sempre giocato diventa molto più difficile, come successo con la Nuova Rinascita Patti.

Il suo primo pensiero resta il campo: “Un futuro in panchina? Vorrei provarci in prospettiva, ma ancora penso da calciatore, a dare tutto sul manto erboso, più avanti vedrò. Per il calcio minore penso che molte regole vadano riscritte per assicurargli davvero un futuro. Serve una collaborazione tra società e leghe, le due componenti devono tornare a parlarsi”.

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