Messina, dopo un’estate di stravolgimenti l’inizio è da horror come nel 2010

GenevierGenevier a terra: un'immagine emblematica (foto Nino La Macchia)

Due sconfitte in altrettante giornate, nessun gol fatto e ben 6 subiti, ultimo desolante posto in classifica. Andamento che ricalca quello di un anno fa, quando si rimase a secco contro Portici (2-1 in trasferta) e Nocerina (0-2). Altrimenti, per un ruolino così negativo bisogna ritornare alla stagione 2010-11, gestione Santarelli, quando il Messina perse contro la Valle Grecanica (0-2) e poi in trasferta contro il Forza e Coraggio (3-1), restando a quota zero dopo i primi 180’ di Serie D. L’onta del 3-0 subito al “D’Alcontres” ha ufficialmente aperto la crisi in casa ACR. Se il Bari è la corazzata in grado di ottenere la promozione senza troppi assilli e lo ha dimostrato anche contro la Sancataldese, l’Igea Virtus, già superata al “Franco Scoglio” in Coppa Italia, pareva un’avversaria alla portata di Genevier e compagni. Il campo ha però detto diversamente. Miuccio (due volte) e Lanza hanno mandato all’inferno il Messina, regalando una domenica da sogno al pubblico barcellonese.

Mancuso

I tecnici Mancuso e Infantino in panchina

Sul banco degli imputati è finito soprattutto il tecnico giallorosso Pietro Infantino, reo di non aver sfruttato a dovere il potenziale a sua disposizione, puntando su un modulo (il 3-4-3) che è apparso fino ad ora come una forzatura eccessiva. Né il debutto di Arcidiacono, nel tridente con Petrilli e Rabbeni (escluso Gambino), ha dato quel qualcosa in più. Se Mancuso è riuscito subito a trasmettere all’Igea ed ai tanti giovani in organico il suo credo, non è stato lo stesso per Infantino, nonostante la sua navigata esperienza nella categoria.

Si fermano però qui le responsabilità di un allenatore che è stato ufficializzato dal club soltanto il 22 agosto, al culmine dell’ennesima estate dalle tante contraddizioni. Dall’idea mai concretizzata della coppia Rappoccio-Cozza alla scelta ricaduta su Grasso-Raffaele fino ad arrivare alla loro sostituzione con Polenta-Infantino. I tanti cambi, tra dirigenza e staff tecnico, abbinati ad un ritiro estivo svolto tardivamente ed al caldo della Cittadella sportiva universitaria dell’Annunziata, hanno evidentemente inciso in maniera esponenziale in questo avvio di campionato da horror. Un peccato capitale, tenuto conto che, almeno virtualmente, la scorsa stagione del Messina, la prima della presidenza Sciotto, si era conclusa tra marzo e aprile, quando i playoff, dopo la lunga rincorsa effettuata dalla squadra allenata da Giacomo Modica (dall’ultimo al sesto posto), erano diventati pian piano irraggiungibili. Stravolta interamente la rosa e ripartiti nuovamente da zero, la chimera del ripescaggio in Serie C ha distolto dal vero obiettivo del Messina, ovvero pianificare nel migliore dei modi, attraverso una certa stabilità societaria, la risalita tra i professionisti.

Pietro Sciotto

Il presidente Pietro Sciotto con il figlio a Barcellona (foto Nino La Macchia)

A ben altre latitudini Paolo Scaroni, il neo presidente del Milan, ed il dg Leonardo hanno più volte ribadito in questo avvio di stagione balbettante dei rossoneri che “le partite le vincono i giocatori e gli allenatori sul campo, ma i campionati li vincono le società”. Intanto il Bari domina il girone I, l’Avellino degli ex giallorossi De Vena e Lagomarsini è a punteggio pieno nel suo raggruppamento, così come Modena, Cesena e Como, con i lariani per nulla “scottati” dal mancato ripescaggio. Soltanto la Reggiana (oggi Reggio Audace), tra le nobili decadute, sta stentando. Tutte, o quasi, pronte a cancellare il fallimento e a mettere le basi per un futuro all’altezza del nome della piazza che rappresentano. Messina continua tristemente a fare eccezione. Ancora per quanto tempo?

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