L’ACR punta il messinese Ricciardo. Ma il Nardò non lo vuole fare partire

Giovanni RicciardoL'attaccante messinese Giovanni Ricciardo

Considerato che i grandi nomi che militano in formazioni di serie B, come Guazzo e Sforzini, viaggiano su cifre rilevanti, lontane dalla politica – legittima e condivisibile – adottata fin qui dal Messina, il direttore sportivo Christian Argurio in queste ore sta valutando con convinzione un nuovo profilo. Quello dell’attaccante messinese Giovanni Ricciardo, 28enne che di reti in carriera ne ha realizzate 52 e che sembra corrispondere in pieno all’identikit tracciato da Arturo Di Napoli e dall’ex ds dell’Akragas.

Ricciardo in azione con la Casertana a Cosenza

Ricciardo in azione con la Casertana a Cosenza

“Vogliamo gente affamata e motivata piuttosto che curriculum di spessore” si è sentito ripetere come un mantra ed in fondo nel calcio non sempre i colpi ad effetto pagano. Basti pensare agli ultimi anni ed alle operazioni Leon, Guadalupi e Bjelanovic, poco efficaci, anche se forse non soltanto per responsabilità dei singoli tesserati. Ecco quindi che il Messina ha deciso di fiondarsi su un attaccante che ha già giurato a più riprese che avrebbe fatto follie per la biancoscudata, ben dotato fisicamente, che vanta oltre 200 apparizioni tra i professionisti ed alcuni apprezzabili picchi.

Escludendo l’ultima annata, avara di soddisfazioni, con appena 7 apparizioni a Caserta, Ricciardo ha fatto le fortune di Melfi (9 reti), Fondi (13), Villacidrese (9) e fu grande protagonista anche nel Milazzo. Se l’attaccante fosse svincolato il suo approdo in riva allo Stretto sarebbe già cosa fatta ma alle ore 19 si è chiuso il mercato di D ed il neopromosso Nardò, che ha puntato molto su di lui, non ha voluto svincolarlo nonostante le pressioni giunte da Messina e la volontà ormai chiara del calciatore, che peraltro con i pugliesi ha già esordito.

Giovanni Ricciardo

Ricciardo in azione nel match in cui andò a segno con il Melfi contro il Messina

Nel week-end si capirà se l’operazione potrà andare o meno a buon fine, anche perché il Nardò non fa salti di gioia per la prospettiva di dovere eventualmente reperire un sostituto tra gli svincolati. Ricciardo, cresciuto in provincia, nell’Igea Virtus (15 le marcature con la maglia dei barcellonesi), farebbe carte false per approdare finalmente in giallorosso. Nel novembre 2013, dopo la rete realizzata al San Filippo con il Melfi, commentò testualmente: “Indossare la maglia del Messina rappresenterebbe un sogno, anche in considerazione del fatto che qui ci sono tanti volti a me noti. A Milazzo imitavo Pazzini, perché dopo il suo arrivo all’Inter si presentò con una doppietta. Questa volta ho pensato soltanto a celebrare la rete con amici e familiari accorsi per l’occasione”.

Concetti ribaditi lo scorso febbraio, sempre alla nostra testata, alla vigilia della sfida con la sua Casertana: “Affrontare il Messina è sempre una grossa emozione. Purtroppo non ci siamo mai legati e per questo un giorno mi piacerebbe coronare il sogno di indossare quella maglia. A Ficarra, nel mio paese, hanno sempre seguito in maniera appassionata le gesta del Messina, soprattutto quando compì la scalata verso la Serie A, ma quando ci gioco contro il loro cuore è diviso in due”. 

Ricciardo con la maglia della Casertana

Ricciardo nel giorno in cui è stato presentato dalla Casertana

Il Messina di “Re Artù” ha voglia di correre e chissà che allora non sia la scelta giusta puntare su un attaccante che è parente con il pilota della Red Bull Daniel Ricciardo (il padre Joe è originario proprio di Ficarra, mentre la madre Grace è calabrese). “Siamo dei cugini alla lontana. A Ficarra lui ci ha vissuto da piccolo, perché sin da giovane è emigrato in Australia. Personalmente tifo sempre per la Ferrari, ma ovviamente mi fa piacere vederlo imporsi a questi livelli e sono felice dei risultati che sta raggiungendo. Anzi, seguo maggiormente la Formula 1 da quando è salito alla ribalta”. Se il toto-attaccante si chiuderà puntando tutto su di lui, il presidente Natale Stracuzzi potrà sventolare ancora più fiero il vessillo della ritrovata messinesità.

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