Il Savoia si congeda: “Era tutto programmato, volevano farci fuori”

Gragnaniello e ScarpaGragnaniello e Scarpa in conferenza stampa

La clamorosa sentenza che ha di fatto “ripescato” la Reggina ha anche sancito la retrocessione anticipata del Savoia. Ovvia l’amarezza dei campani, che hanno vissuto una stagione davvero tribolata. Dieci calciatori oplontini, in rappresentanza di tutto il gruppo, hanno tenuto venerdì una conferenza stampa di circa mezzora nella quale è emersa la grande dignità di un gruppo che, pur senza stipendio da mesi, ha onorato fino in fondo la casacca biancoscudata.

Altamura, Corona e Iuliano

Altamura, Scarpa, Corona e Iuliano in posa prima di Savoia-Messina

Ai microfoni di SoloSavoia, non ha usato mezze parole il capitano Francesco Scarpa: “C’è tanta delusione. Sono convinto che era tutto programmato, volevano farci fuori. Dare questa sentenza ad appena due giorni dai play out lo ritengo come qualcosa di preparato a tavolino. E’ stata la pagina più triste di tutta la mia carriera. Tutti noi, lo staff e i collaboratori avremmo meritato di salvarci. E’ un’ingiustizia, è stato un anno difficilissimo. Sul campo abbiamo dato tutto. I miei compagni di squadra vanno solo elogiati”.

Scarpa è convinto che abbia pesato anche l’assenza della società al dibattimento davanti all’Alta Corte del Coni , mentre la Reggina era rappresentata a Roma dai vertici societari: “La società? Quale società? Credo che mercoledì sera già sapevano la decisione. Hanno rinviato di un giorno magari sperando che qualcuno si facesse avanti per tentare un intervento dell’ultimo momento. Ma non è stato così ed eccoci retrocessi in D”.

Savoia

Stagione ricca di amarezze per il Savoia: sarà un anno zero per il calcio a Torre Annunziata

Raffaele Gragnaniello ha evidenziato invece il grande atteggiamento mostrato dal gruppo: “Sono stato malissimo ma più che soffermarmi sulla possibilità del ricorso, sull’assenza della società, su tutto quanto già sappiamo, vorrei evidenziare quello che secondo me è il punto focale dell’intera vicenda. Penso che qui abbiamo vinto un po’ tutti, chi ha perso è il sistema calcio in generale. Un sistema che avrebbe potuto cogliere al volo quanto stava offrendo il Savoia con la sua squadra, il suo staff, i suoi tifosi. Un esempio di correttezza e passione che in un contesto così vergognoso rappresentava un punto dal quale ripartire”.

Un riferimento anche al recente scandalo calcio-scommesse: “I tifosi hanno subìto umiliazioni di ogni genere con la chiusura dello stadio e tanti assurdi divieti, eppure hanno reagito in maniera assolutamente civile. Noi stavamo per giocarci i play out, un sogno che tutti noi volevamo vivere, ce l’hanno tolto. Ed allora penso che noi non siamo fatti per questo mondo, ci sentiamo estranei a questo ambiente. Non siamo scesi a compromessi con nessuno, neanche negli allenamenti, nessuno è caduto in tentazione. Penso che il calcio non vuole cambiare perchè altrimenti qui dovevano arrivare tutti per fare un spot su questo tipo di situazione. Noi eravamo pronti a riempire lo stadio pur sapendo che tra 15 giorni sarebbe finito tutto sul campo e saremmo falliti”.

Papagni

Il tecnico del Savoia Aldo Papagni non è riuscito a centrare il miracolo salvezza anche per una discussa decisione del Coni

Il portiere considera comunque molto positiva la sua esperienza con il Savoia dal punto di vista umano: “Abbiamo tentato di far parlare di noi in ogni modo. Ci siamo allenati in piazza, abbiamo corso per le strade della città per andare dal sindaco. Ma nessuno ha fatto niente, nessuno ha mosso un dito. Siamo rimasti soli. Dobbiamo ringraziare i componenti dello staff ed i dirigenti che sono rimasti con noi fino alla fine per non far mancare la loro presenza, tutte persone che hanno lavorato gratuitamente e senza contratto. Noi magari tra qualche tempo potremo riscuotere parte di quanto ci spettava. Ma loro no, ci hanno rimesso solamente comportandosi da grandi persone. Naturalmente un grazie particolare è per i tifosi per come ci ha ospitato questa città. Ognuno di noi ha ricevuto grandi testimonianze d’affetto. Si è costruito qualcosa di importante che ognuno di noi si porterà dentro. Qui ho instaurato rapporti importanti. Più vuote sono le tasche, più grande è il cuore. Qui mi sono arricchito da un punto di vista personale. I contratti li scrivi, determinate cose no. Qui tanta umanità e passione. I contratti lasciano il tempo che trovano e posso dirlo dopo nove mesi senza stipendio”.

 

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