L’architetto Carmelo Rucci è da sempre legato alla palla a spicchi barcellonese, fin dai tempi delle accese sfide tra Liberale e Fiamma. Adesso lo sarà da team manager del Barcellona Basket 4.0. La sua passione scaturisce da una splendida tradizione familiare: “M’innamoro dei giochi con la palla, non appena messo piede nel cortile dei padri salesiani, in spalla ai miei fratelli più grandi già prima che iniziassi a camminare. Nei fine settimana lunghe intensissime ore a correre nel cortile del plesso scolastico a San Filippo del Mela, paese d’origine dei miei genitori, e li più palla al cesto che pedate. Nel 1948/49 tutta la mia famiglia (papà, i suoi fratelli, cognati e amici) si uniscono alla famiglia Cocuzza nel fondare la Peppino Cocuzza. Persino mamma, da bambina, con indosso un gonnellino d’altri tempi, giocava a basket nello spazio tra le case”.

Rucci è un fulgido esempio di amore verso lo sport che ha attraversato epoche, volti, amicizie, storie: “Ricordo un amico in particolare, Vittorio Stracuzzi, con il quale papà era inseparabile. Mentre mio zio Peppino veniva considerato all’epoca tra i migliori cestisti della sua generazione, alto e muscoloso. E insieme ai numerosi cugini che hanno fatto a spallate nei campi di pallacanestro, uno in particolare, ha contribuito a che io me ne innamorassi: mio cugino Filippo Del Nostro, che giocò a Reggio nella Viola e nella Pallacanestro Messina in A2. Stracuzzi allora a Varese riuscì a tesserarlo nella prestigiosa Ignis, ma un prematuro, seppur felice matrimonio, lo deviò verso un posto di lavoro sicuro: 1 metro e 85, eppure si faceva valere da pivot. L’estate la trascorrevo a Messina in casa loro, e seguendone le gesta m’innamorai della palla a spicchi. Quanto a me, più capace a tirar pedate, emulo di Sivori, scelsi di praticare il calcio, ma non mancavo mai ad ogni occasione, a San Filippo per la Peppino Cocuzza in cui militavano i miei cugini. Tra i pionieri del basket barcellonese anche Nando Filiti, Walter Puglia, supportato da Pettineo, e a poco a poco fu la volta di Nando ed Edo Capizzi: un uomo di sana passione, viscerale, intelligente, lungimirante”.

La storia più recente è sui campionati di serie A2: “Arrivò bambino da Caltanissetta insieme ai genitori, dimostrando immediato carisma e intraprendenza… Con lui arrivammo ad un passo dalla serie A, o meglio, ad un canestro. Nel corso di quegli anni fondiamo i Sottosopra (io ne ero il presidente, di sicuro perché ero già tra i più vecchi), associazione a supporto, vanto e orgoglio della comunità, nonché ispirazione per tutte le tifoserie nazionali: dico tutte e non scherzo affatto. Noti in tutta la penisola per le bizzarre incursioni fino alla cessione a Messina. Barcellona tuttavia, non si smarrisce e, insieme a un gruppo assai numeroso di amici, si riparte dalla C2. Prima in sodalizio con la Cocuzza e dopo con Milazzo (dove mi sperimento da team manager o da dirigente generico, ricredendomi immediatamente giacché più capace sulle gradinate: tutta la vita meglio Sottosopra). E a ogni caduta, la Barcellona del basket era sempre pronta a rialzarsi. Il meglio viene con Bonina, la passione gli viene strada facendo (quante settimane a corteggiarlo con il buon Alduccio Costantino). E con lui alla guida della società Barcellona affascina l’intero Pianeta Basket nazionale. Tramontata la gestione Bonina, la fortuna ci consegna il più garbato tra tutti i presidenti, Ele Genovese, rimasto nel cuore di ognuno per le impareggiabili belle maniere, lo stile, il garbo, l’educazione e altre peculiarità”.

Quindi l’ultima emozionante nota: “Cos’è il basket per me? Forse più uno sport tra i tanti che mi sarebbe piaciuto praticare oltre al calcio, di sicuro però posso affermare con assoluta convinzione che non esiste nessun’altra pratica sportiva che riesca a consegnare agli appassionati le stesse, innumerevoli, variabili emotive com’è palpabile nel corso di ogni singolo incontro di pallacanestro”.





