“Gli italiani di Crimea. La tragedia dimenticata”: fino al 9 marzo a Palazzo Zanca

Gli Italiani di Crimea

Prosegue con successo a Palazzo Zanca, la mostra itinerante “Gli italiani di Crimea. La tragedia dimenticata”. Inaugurata alla presenza  del sindaco Cateno De Luca, dagli assessori allo Spettacolo Giuseppe Scattareggia e alla Cultura Roberto Vincenzo Trimarchi, insieme a Marco Donato, di Informagiovani Messina, la mostra, allestita nell’atrio di palazzo Zanca,  è stata curata dal giornalista Stefano Mensurati di Radiouno Rai e Alexandra Voitenko, presidente dell’Associazione culturale Messina-Russia.

Gli assessori Giuseppe Scattareggia e Vincenzo Trimarchi, insieme al sig. Marco Donato, di Informagiovani

In giro per lo Stivale  da più di un anno, ha toccato le maggiori città italiane con l’obiettivo di sensibilizzare il visitatore sulla questione degli italiani in Crimea, vicenda semisconosciuta ai più. “L’esposizione, composta da 31 pannelli didascalici, di cui 15 in lingua italiana e 16 in lingua russa, – hanno dichiarato gli assessori Scattareggia e Trimarchi – ha l’obiettivo di far conoscere il vissuto della comunità italiana di Crimea, che purtroppo ancora oggi non è molto noto in Italia, raccontando la storia delle famiglie italiane, prevalentemente pugliesi, che tra il 1820 e il 1870 emigrarono in Crimea. Nel 2015, dopo un incontro tenutosi a Yalta, il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto di riabilitazione della comunità italiana di Crimea, considerandola vittima di persecuzioni e deportazioni. Purtroppo, ancora oggi l’Italia si rifiuta di riconoscere la comunità italiana di Crimea che continua ad essere priva del diritto di cittadinanza italiana. Pertanto, la mostra si ripropone di far conoscere alle autorità italiane lo stato di necessità di questa comunità, ormai abbandonata”.

La locandina della mostra

La migrazione fu favorita dall’invio di emissari dell’impero russo nel Regno delle Due Sicilie, infatti, dopo il Congresso di Vienna vennero reclutati agricoltori, pescatori e artigiani e, successivamente, i Borboni, decisero di aprire a Kerch un’agenzia consolare per agevolare i traffici e le relazioni diplomatiche. Ben presto la comunità italiana si guadagnò il rispetto della popolazione, in quanto molti membri della comunità riuscirono ad acquistare terreni e ad aprire attività commerciali. Ma, dopo la rivoluzione del 1917, le cose cambiarono e alla comunità italiana vennero confiscati quasi tutti i beni; il 28 gennaio 1942 Stalin firmò il decreto che autorizzava la deportazione in massa degli italiani di Crimea; fu così che cominciò il processo di annientamento della comunità italiana. La maggior parte di loro furono rinchiusi nel gulag di Karaganda in Kazakhstan, dopo la fine della guerra i sopravvissuti riuscirono a tornare in Crimea, ma furono costretti a vivere ai margini della società, infatti, essere stati rinchiusi in un gulag significava essersi macchiati di una colpa molto grave agli occhi della società civile. Nel 2008 è stata fondata a Kerch l’Associazione Cerkio, che ha lo scopo di radunare tutti i discendenti della comunità italiana di Crimea e coltivare lo studio della lingua italiana. Dal 2009 l’Associazione organizza una commemorazione per ricordare le vittime della deportazione. La mostra sarà visitabile fino al 9 marzo con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalla 09.00 alle 18.00; sabato dalle 09.00 alle 12.30.

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