Gela-Messina, tanta tensione anche 38 anni fa. Ecco come titolarono i giornali

Gazzetta del Sud"Salvi dall'inferno di Gela" l'enfatico titolo scelto dalla "Gazzetta del Sud" del 21 aprile 1980

Gela-Messina ha fatto tanto discutere. Il caldissimo intervallo della sfida di domenica scorsa è costata cara ai nisseni, che dovranno giocare un match senza pubblico al “Vincenzo Presti”, e soprattutto a Inzoudine e Polito, puniti rispettivamente con cinque e quattro giornate di squalifica. L’ACR intende fare valere le sue ragioni e ha affidato all’avvocato Cesare Di Cintio un ricorso, che ha portato anche alla mancata omologazione del risultato.

La Sicilia

“L’arbitro malmenato e assediato per due ore”, si legge su “La Sicilia” del 21 aprile 1980

Di tensione fra Gela e Messina raccontano anche le cronache di trentotto anni fa, quando le conseguenze furono molto più gravi. Era il 20 aprile del 1980 e al “Giardinelli” di Gela si disputava un vero e proprio spareggio per la salvezza fra il Terranova e l’allora ACR. Campionato di Serie C2, Girone D, la ventottesima giornata metteva di fronte la formazione nissena allenata dall’ex giocatore e trainer giallorosso Tonino Colomban, che con 20 punti occupava l’ultima posizione in graduatoria, e il Messina allenato da Tonino De Bellis, con 23 punti all’attivo: la vittoria allora valeva due punti. Furono ben quattro i tecnici che si succedettero sulla panchina giallorossa in quella stagione.

Corriere dello Sport

“Un’assurda violenza. Arbitro e guardalinee picchiati negli spogliatoi” sciveva il “Corriere dello Sport” del 21 aprile 1980

Nel Terranova giocavano anche due messinesi: Marretta e De Maria. Gara spigolosa, diretta da Lugli di Reggio Emilia, che al 51’ aveva cacciato dal campo il gelese Giudice e il difensore giallorosso Ronzulli per reciproche scorrettezze e al 71’ De Maria per fallo di reazione su Maglio. Aveva inoltre ammonito ben cinque giocatori: Marretta, Jovenitti, Veronesi, Giobbio e Ferrauto, quest’ultimo per aver scagliato con violenza il pallone contro la rete di recinzione. Proprio l’ammonizione di Ferrauto era la goccia che faceva traboccare il vaso. Correva l’87’ al “Giardinelli” scoppiava l’inferno. Tentativo di invasione di campo sedato dalla forza pubblica, lancio di sassi e oggetti in campo, guardialinee costretti a portarsi a centrocampo ed il medico sociale del Messina, Filippo Ricciardi, che veniva colpito all’arcata sopraccigliare da un energumeno che lo affrontava all’interno del terreno di gioco (fu necessario applicargli cinque punti di sutura).

Gela

Gela-Messina è stata condizionata dagli scontri tra le due squadre nell’intervallo (foto Nino La Macchia)

L’arbitro sospendeva la gara per alcuni minuti e poi la faceva riprendere per fischiare la fine al 90’. È qui che accade il peggio, con il compianto Agostino Maglio assalito e picchiato: lo salvava la polizia, prontamente intervenuta. L’arbitro emiliano ed un suo collaboratore venivano raggiunti e malmenati, prima di rifugiarsi nel locale del custode dell’impianto gelese. La contestazione proseguiva fuori dallo stadio. Il direttore di gara e i suoi collaboratori uscivano alle 20:30 dal “Giardinelli”, a bordo di una “gazzella” dei Carabinieri, il Messina dopo che la folla aveva lasciato la zona dello stadio e faceva ritorno in città.

Anche in quell’occasione la società dell’allora presidente Lamberto Sapone presentò riserva scritta con la richiesta di vittoria a tavolino, che non arrivò. Il risultato (0-0) venne poi omologato, il campo del Terranova veniva squalificato pesantemente, così come alcuni suoi calciatori. A fine stagione il club gelese retrocedeva in serie D, mentre il Messina, affidato poi a Nicola Trimarchi, riusciva con un finale di campionato positivo a raggiungere la sospirata salvezza grazie alla vittoria in trasferta sul campo della Vigor Lamezia. Con le dovute proporzioni, corsi e ricorsi storici. Che sinceramente avremmo volentieri evitato di rispolverare.

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