Le immagini della sfortunata gara contro la Bosnia presso lo Stadion “Bilino Polje” di Zenica sono ancora negli occhi degli appassionati. Era una trasferta difficile ma l’espulsione di Alessandro Bastoni, al 41’ del primo tempo, ha ulteriormente complicato i piani della Nazionale. Quali sono i fattori che hanno determinato l’ennesima eliminazione dell’Italia dalla fase finale dei mondiali di calcio?

Si è già parlato del rosso comminato a Bastoni ma onestamente il fallo è stata la conseguenza di un pessimo rilancio del portiere Gianluigi Donnarumma, che ha praticamente messo la palla sui piedi degli avversari. Un episodio chiave. La Bosnia vedeva il suo stadio come un valore aggiunto: campi in cattive condizioni tendono a mettere in difficoltà le squadre più tecniche. Da più parti è stato contestato il regolamento, che non prevede la scelta di un campo neutro per una posta in gioco così alta oppure una doppia sfida di andata e ritorno.
La gara secca tende naturalmente a sfavorire la squadra in trasferta. L’eliminazione dall’edizione 2026 è la terza consecutiva in ordine di tempo. Dopo l’ultima ingloriosa partecipazione in Brasile nel 2014 bisognerà ora attendere il 2030 per sperare di rivedere l’Italia ai mondiali. L’Italia potrebbe ancora beneficiare di di un immeritato ripescaggio in sostituzione dell’Iran. Tra le formazioni escluse gli azzurri hanno il ranking migliore ma a rimpiazzare gli asiatici dovrebbe essere una Nazionale dello stesso continente, gli Emirati Arabi Uniti eliminati proprio dagli atleti che difendono i colori del tulipano rosso.

Naturalmente è un po’ troppo presto per parlare di favorite, quote e calcio scommesse oggi in relazione ai mondiali: mancano ancora un paio di mesi abbondanti all’inizio e molti aspetti possono cambiare nel frattempo. In pole sembrano partire la Spagna, i campioni in carica dell’Argentina e la Francia. Chance anche per Inghilterra, Brasile e Portogallo. Nella top ten è entrata la Norvegia mentre spera di ripetere l’exploit dell’ultimo mondiale il Marocco. Tornando alla Nazionale italiana invece dopo l’ennesimo fallimento si sono fatti da parte sia il tecnico Rino Gattuso che il presidente della Figc Gabriele Gravina.
Sotto accusa la gestione tecnico-tattica del ct, considerata non all’altezza di uno spareggio. Vengono contestate alcune scelte di formazione, le sostituzioni effettuate durante in Bosnia e soprattutto l’incapacità di infondere alla squadra la necessaria mentalità vincente e la compattezza difensiva in un momento di estrema pressione. Ma il fallimento non è legato soltanto alla singola sconfitta ma ai problemi strutturali che l’allenatore non è riuscito a risolvere. La debacle ha messo sotto accusa il sistema calcio in Italia nel suo complesso.

L’ormai ex presidente della Federcalcio Gravina viene accusato di non avere saputo rinnovare la struttura di base del calcio italiano e di non avere garantito una programmazione tecnica e federale adeguata per supportare la Nazionale. Il fallimento evidenzia l’inerzia del sistema, nel quale non è mai stata avviata una fondamentale e profonda riforma strutturale, focalizzata sulla valorizzazione dei giovani talenti attraverso l’obbligo di impiego nei club e un potenziamento dei settori giovanili.
Parallelamente è necessario investire seriamente all’ammodernamento delle infrastrutture sportive, a partire dagli stadi, e rivedere i criteri di formazione e selezione degli allenatori, con un’attenzione particolare alle metodologie didattiche più innovative. La Figc deve inoltre garantire una programmazione tecnica a lungo termine, supportando la Nazionale con scelte gestionali meno miopi e più orientate al futuro, per ricostruire una mentalità vincente e la competitività internazionale. Sarà la volta buona?





