Donati: “In Scozia studio da allenatore. Amo fare risultati attraverso il gioco”

Massimo DonatiMassimo Donati con Angelo Alessio

Un allenatore in campo. Un’affermazione comune che è stata attribuita a tanti ex giocatori che si sono seduti in panchina, con buoni risultati, una volta appese le scarpette al chiodo. L’espressione calza certamente a pennello per definire Massimo Donati, che il calcio giocato lo ha lasciato da un anno e mezzo, ma che da tempo studiava già da allenatore. Una carriera da girovago che ha avuto la prima impennata con la maglia dell’Atalanta agli inizi degli anni 2000, quando, alla corte di Giovanni Vavassori, Donati si impose come giovane centrocampista di corsa e qualità, tanto da spingere il Milan ad investire 15 miliardi delle vecchie lire per acquistarlo. In rossonero, però, faticò ad emergere, dopo tutto lì in mezzo stava iniziando a farsi strada un giovanotto bresciano di nome Andrea Pirlo.

Massimo Donati

Massimo Donati in azione contro la Juventus (foto Isolino)

E’ stato protagonista in alcune delle piazze più prestigiose del nostro calcio, come Torino sponda granata, Genova in blucerchiato, Messina, Bari, Palermo e Verona. Nel mezzo la prima esperienza all’estero, in Scozia, con la maglia del Celtic. Nel nostro massimo campionato, Donati ha collezionato quasi 350 presenze e per lui Messina ha rappresentato uno snodo importante, dopo le annate altalenanti con Torino e Sampdoria.

Fulcro del centrocampo di quella squadra che con Bortolo Mutti arrivò al settimo posto in Serie A, Donati in giallorosso ha collezionato, in due stagioni, dal 2004 al 2006, 67 presenze e due gol: “Descrivere la mia esperienza a Messina con un solo aneddoto sarebbe riduttivo. Il ricordo che ho più nitido è però la prima partita in casa con la Roma. Una gara rocambolesca, vinta 4-3 sotto una pioggia battente nonostante fosse settembre. Lo stadio ci spinse in modo incredibile, sugli spalti c’erano 45mila persone, c’era una totale sintonia tra la squadra e l’ambiente. Un ricordo indelebile che conserverò sempre con me, così come ricorderò la vittoria a San Siro contro il Milan, il successo in casa contro l’Inter e il mio assist a Rafael al 92’, ma anche i due derby vinti contro la Reggina e l’accoglienza che ci fu riservata dopo che riuscimmo ad espugnare il “Granillo”.

Massimo Donati

Massimo Donati marcato dall’argentino dell’Inter Veron (foto Isolino)

E poi? “È successo quello che accade in tutte le piazze che hanno un exploit il primo anno. Inconsciamente stacchi un po’ la spina, sei più scarico e meno reattivo e capitano annate in cui le partite che prima si riuscivano a vincere le perdi. La stessa cosa è successa al Bari, quando dopo una grande annata da neopromossi siamo malamente retrocessi la stagione successiva, purtroppo capita. Mi dispiace molto che Messina non si sia più ripresa dopo quegli anni lì, è una piazza a cui sono molto legato e a cui auguro il meglio perché può dare veramente tanto al calcio italiano”.

Riposto nel cassetto l’album dei ricordi è il momento di pensare al presente. Donati sembra aver instaurato un certo feeling con la Scozia e dopo l’esperienza al Celtic nel biennio 2009-2010, ecco i due ultimi contratti da calciatore all’Hamilton Academy e al St. Mirren prima del ritiro nel 2018. Attualmente Donati è vice allenatore del Kilmarnock, squadra che milita nella massima divisione scozzese. Un’avventura iniziata al fianco di Angelo Alessio, prima che quest’ultimo venisse sollevato dall’incarico.

Donati

Donati con la maglia del Celtic

In terra britannica Donati, 39 anni compiuti lo scorso 26 marzo, si sta confrontando con una visione del calcio meno tattica ma più atletica, ma nonostante la sua carriera da tecnico sia appena agli albori ha già le idee molto chiare: “Ho in mente un mio modulo ed un mio modo di intendere il calcio che cerco di trasmettere ai giocatori. Nel calcio, come in tutti gli sport, si gioca per vincere, ma mi piace pensare che la vittoria possa arrivare attraverso un certo tipo di gioco. Qui mi trovo bene, negli ultimi periodi da giocatore mi sono occupato anche delle squadre giovanili e ho sempre ritenuto che questo fosse il mio futuro una volta terminata la mia esperienza da calciatore. Sto imparando molto e mettendo in pratica certi insegnamenti come tutti sogno di arrivare ad allenare a grandi livelli”.

Massimo Donati in campo con l’Hamilton

“Molti ritengono che la mia carriera sia stata inferiore alle mie possibilità – ha continuato Donati –. Forse è vero, ma non mi piace soffermarmi su quello che è stato, voglio pensare a quello che sarà il mio futuro in panchina. Forse sono arrivato al Milan troppo presto, indossare certe maglie non è difficile, ma è molto meno facile dimostrare di saperci stare in queste grandi società. Faccio sempre l’esempio di Gattuso e Dybala, che sono due grandissimi giocatori con cui ho avuto l’onore di giocare. Il primo non aveva mezzi tecnici eccelsi, ma aveva un’abnegazione ed una professionalità fuori dal comune che gli hanno permesso di essere un big a livello europeo. Paulo, invece, ha una tecnica impressionante ma soprattutto gioca con una spensieratezza fuori dal comune. Credo che per poter giocare a certi livelli bisogna avere queste qualità”. 

Il centrocampista posa con la maglia del St. Mirren

L’ex centrocampista friulano racconta anche la sua vita in Scozia ai tempi del Coronavirus: “Ci sono manovre meno restrittive rispetto all’Italia, ma è normale. Qui, rispetto al nostro Paese, l’emergenza si vive meno, ma perché c’è un numero molto inferiore di contagi e le cifre, in proporzione, sono paragonabili a quelle che si avevano una ventina di giorni fa in Italia. Anche qui c’è l’invito a stare a casa e ad uscire il meno possibile, ma è possibile fare jogging o altre attività”.

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