Bellopede: “Emozionante tornare al Celeste. Ai miei tempi si era tutti una famiglia”

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Antonio Bellopede è stato il capitano dei “Bastardi” di Scoglio. Cinque anni vissuti da protagonista dal 1982/83, due promozioni dalla C2 alla B conquistate con Ballarò prima e con il “Professore” poi, fino a quella Serie A accarezzata a lungo per tutta la stagione 1986/87 e svanita sul più bello. Tornare nello storico impianto di via Oreto, per la reunion organizzata da Niki Patti, gli ha regalato emozioni indescrivibili: “Entrare dopo 40 anni al Celeste è una botta al cuore. Ho chiuso gli occhi, rivedendo il campo pieno, la panchina, Ciccio Currò, il dottore Ricciardi, mister Scoglio, è stato incredibile, qualcosa di speciale”.

Antonio Bellopede
Antonio Bellopede, storico difensore del Messina di Scoglio

Quale il segreto di quella squadra che ha fatto innamorare i tifosi? “In quei quattro o cinque anni non è mai successo niente di particolare, nessuno screzio. Se un anziano come me doveva riprendere Totò Schillaci, il piccolino della squadra, lo faceva, anche perché dovevamo ovattarlo e proteggerlo. La squadra era unita e con essa c’era tutta la città a remare insieme, anche con le televisioni, grazie a Mino Licordari, Ciccio Manzo e gli altri. Adesso vedo invece qualche filmato, con qualche gruppo di tifosi che sta in curva, altri in tribuna, ci sono queste divisioni. Ai miei tempi si era tutti una famiglia”.

Impossibile non commuoversi ricordando Totò Schillaci, il bomber di un Messina da sogno. “Siamo rimasti attoniti, non ce lo aspettavamo ci lasciasse così presto. Ha fatto una carriera straordinaria, era quello che voleva e ci è riuscito”. 

Lo spogliatoio e i suoi tanti volti. Chi il più pazzerello? “Lo avete ancora oggi a Messina. Ci pensava Romolo Rossi quando vedeva la squadra un po’ giù. In quegli anni non abbiamo fatto tante sconfitte, però ci sono stati alcuni momenti difficili, ad esempio quando siamo arrivati terzi, perdendo al 92′ a Palermo. Lì è subentrato un po’ sconforto, con un pareggio forse il campionato di C1 lo avremmo vinto un anno prima”.

Franco Scoglio
Il Messina di Franco Scoglio edizione 1985-86

Vittorie e partite indimenticabili, scolpite nella memoria anche a tanti anni di distanza. “Una squadra che porta 10.000 tifosi a 1.000 km di distanza, a Modena, vuol dire che ha gli attributi. E poi penso alla gara di Benevento nel 1986, alla penultima giornata, quando fece gol Totò e abbiamo vinto 1-0 e poi alla successiva con il Cosenza siamo saliti in B”.

Franco Scoglio non era soltanto l’allenatore di quel Messina. Bellopede, l’anima in campo, ne incarnava al meglio lo spirito. “Non diceva molto, lui parlava poco. Con Schillaci anzi non parlava affatto, gli diceva soltanto “fai quello che vuoi”. Prima di entrare in campo rimaneva in silenzio per un minuto, poi esclamava: “Siamo pronti, andiamo”. Questo era Franco Scoglio”.

Sul Messina di oggi, reduce da una triste retrocessione in Eccellenza, commenta amaro: “Lo seguo tutte le domeniche, avendo un figlio che sta a Messina. Non ho capito l’esonero di Romano, un allenatore venuto qui con 15 ragazzi e  capace di colmare il gap dei 14 punti di penalizzazione in una decina di partite. Non so cosa sia successo, bisogna vivere dentro alle situazioni, ma è stato mandato via senza nessuna ragione e i risultati si sono visti”.

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