Fantasia allo stato puro. Gol, assist e giocate vincenti che deliziarono il pubblico. Peppe Catalano è stato il numero 10 di un Messina davvero indimenticabile. Tornare al “Celeste”, insieme ad altri ex cinque compagni di squadra, a 40 anni di distanza dalla promozione in serie B, gli ha fatto venire i brividi: “Entrare in questo stadio, che è stato nostro per quattro anni (dal 1984 al 1988, ndr), dove abbiamo scritto una pagina di storia del calcio messinese, è una cosa incredibile. Le emozioni non si possono raccontare, la pelle d’oca è tanta. Un impianto fantastico, adesso lo stanno rimettendo a nuovo e speriamo che qui possa rinascere anche il Messina per andare verso i traguardi che veramente merita”.

Calcando quell’erba e chiudendo gli occhi, inevitabilmente, ricordi e immagini si susseguono: “Mi vengono in mente le persone che non ci sono più. Totò Schillaci, il dottore Ricciardi, Ciccio Currò, Mino Licordari per le sue telecronache storiche e Pasquale Squadrito, un grandissimo aiutante di quel Messina. Erano la forza di quella squadra, riuscivano a tenere tutto in ordine. E poi ovviamente il mister, Franco Scoglio, per me è stato come un padre. L’ho avuto in totale per cinque anni, essendo stato con lui anche ad Agrigento. Lo stadio era strapieno, si era creato questo connubio tra squadra, società, allenatore e città e ha funzionato tutto bene. Noi ci abbiamo messo del nostro e siamo riusciti ad ottenere dei buoni risultati”.
I Bastardi di Scoglio, una definizione che ha sempre caratterizzato quel gruppo così speciale: “Alla fine bastardi lo eravamo, ma in campo davamo tutto per quella maglia e i colori giallorossi. Ci ha resi popolari in questo calcio”.

La serpentina contro il Monopoli il gol più bello realizzato al “Celeste” da Catalano che lo abbina ad un’altra rete iconica: “Sono magie che nascono in quel momento lì, non era una cosa studiata. Se stai bene tecnicamente e fisicamente, trovi l’azione giusta, parti, ti lasci trasportare e vai fino in porta, correndo 40 metri e dribblando tutti, anche il portiere. Erano le mie caratteristiche. Contro il Monopoli è stato un bel gol, ma ne ricordo però sempre un altro. Ci fu un boato tale da far venire quasi giù lo stadio, si sarà sentito fino a Reggio Calabria. Col Taranto stavamo vincendo 1-0, loro hanno pareggiato al 90′. Su una punizione sulla trequarti mi sono fatto dare palla, ho dribblato due o tre avversari e ho calciato, spedendo la palla all’angolino. Anche quello fu un gol molto importante”.

Totò Schillaci, il bomber in grado di trascinare a suon di gol il Messina per poi spiccare il volo verso il grande calcio, ci ha lasciati troppo presto. La commozione è tanta: “Che Totò potesse arrivare in Nazionale ed essere il capocannoniere dei Mondiali forse non se lo sarebbe mai aspettato nemmeno lui. Che avesse le qualità giuste per provare a diventarlo sì, lo immaginavo. Per me era in quegli anni uno dei più forti attaccanti italiani. Dopo l’annata con Zeman a Messina, segnando 23 gol, è andato alla Juventus e lì ha potuto dimostrare il suo valore. A prescindere dal calciatore Totò era un ragazzo fantastico, un fratello per me. Abbiamo condiviso tanto insieme e ha meritato di raggiungere quei traguardi”.
Oggi, dopo la retrocessione in Eccellenza, la piazza è anni luce distante dal vivere quelle gioie. L’augurio di Peppe Catalano per il futuro del Messina: “La retrocessione in Eccellenza è stata bruttissima. So che il tifoso messinese ama questi colori, ma è normale adesso ci sia questo scoramento. Sono sicuro che se ci sarà una società solida e ambiziosa, con determinati programmi, riempiranno lo stadio per dare la spinta e riportare il Messina nelle categorie che merita”.





