A due settimane dalla scadenza dei termini per l’iscrizione in serie D gli scenari futuri del calcio cittadino sono tutti da definire. In casa Aad Invest – Sciotto gli unici segnali di vita sono arrivati negli ultimi giorni, con la querelle legale alla titolarità del marchio Acr, originata dalla richiesta di registrazione da parte della Cooperativa formata da alcuni tifosi e appassionati. La conseguente diffida del Messina potrebbe originare un vero e proprio contenzioso.

“Radio Amore” ha poi anticipato che la società avrebbe inviato via Pec della domanda di concessione dello stadio “Franco Scoglio”, ai fini dell’iscrizione al prossimo torneo di serie D. Sul punto da Palazzo Zanca filtra al momento grande cautela, con l’Amministrazione che vorrebbe temporeggiare in attesa di certezze sul processo fallimentare, che per la verità non avrà sviluppi decisivi prima dell’udienza del prossimo 10 settembre. Una scelta dovrà essere adottata già ad inizio luglio, anche perché altrimenti si complicherà ulteriormente la salita già irta che deve affrontare l’Acr.
L’iscrizione resta in bilico: per formalizzarla vanno versate quattro mensilità di stipendi e ben sette di contributi previdenziali e fiscali, immettendo nuovo denaro, dal momento che per sfruttare quello già in cassa servirebbe l’autorizzazione preventiva del commissario giudiziale Maria Di Renzo. Peraltro chi dovrebbe predisporre gli incartamenti, ovvero il segretario generale Alessandro Failla, in società già nel corso della gestione Lo Monaco, sembra destinato a restare in serie C, accordandosi con il Siracusa.

In caso di rinuncia alla D, la Lnd non accetterà richieste di ammissione in Eccellenza o nelle categorie immediatamente inferiori. L’unico appiglio per l’Acr sarebbe a quel punto la ripartenza dalla terza categoria. Non è chiaro se in quel caso il Tribunale riterrà sussistente il requisito della “continuità aziendale”, ai fini della composizione negoziale della crisi, richiesta dai legali Picciolo e Cicciari per evitare la liquidazione giudiziale. Senza la D scomparirebbe infatti anche ogni opportunità di utili da botteghino o sponsor e l’interesse principale di Palazzo Piacentini è il soddisfacimento dei creditori.
Fermo restando che anche in caso di fumata bianca, un club inviso alla tifoseria e con 14 punti di penalizzazione si appresterebbe a vivere un’altra annata da incubo anche in quarta serie. In casa Sant’Agata si lavora invece alla composizione dell’organigramma e del nuovo staff tecnico. Oltre che alla scelta di una sede sociale in centro città, che sarebbe già stata individuata. Nonostante l’endorsement del procuratore Giuseppe Accardi, che ritiene Maximiliano Sosa “un presidente serio e solvibile”, in città, tra i club organizzati e gli appassionati, prevalgono diffidenza e attendismo.

Ad inizio luglio sarà completata l’affiliazione successiva al cambio di denominazione in “1947 Messina Asd” ma c’è il nodo stadio. Se l’Acr dovrà iscriversi entro il 10 luglio il fu Sant’Agata avrà già il 7 luglio come termine ultimo per richiedere la riammissione in D. In graduatoria i torinesi del Chieri, i grossetani del Follonica e i bolognesi del Corticella dovrebbero essere comunque davanti ma con il “Franco Scoglio” e il bacino d’utenza rappresentato da Messina aumenterebbero sensibilmente le chances di riottenere la D persa nei mesi scorsi.
C’è poi la Messana, che avrebbe pianificato un campionato di media-alta classifica ma considerato il momento drammatico del calcio cittadino si è già messa a disposizione della città per alzare ulteriormente l’asticella. Proseguono le riunioni febbrili da parte degli attuali soci, che stanno provando ad assicurarsi forze fresche. Ad inizio luglio potrebbe essere definita l’intesa con un imprenditore del Nord Italia, che sembra interessato ad investire in città e ad affiancare il club. In corso anche ulteriori interlocuzioni. Con maggiore liquidità la Messana potrebbe quanto meno puntare ai playoff o inserirsi nella lotta alla promozione.

Come dimostra la recente promozione del Milazzo, per primeggiare non è fondamentale un budget stellare ma contano unione d’intenti e programmazione. Ingredienti ormai sconosciuti in riva allo Stretto da qualche decennio a questa parte. È chiaro che un Messina 1947 o una Messana 1966 ambiziose dovrebbero affrontare anche attenzioni e pressioni supplementari. Che l’argentino Sosa o lo storico club peloritano sarebbero comunque pronti ad affrontare, nella stagione che porterà peraltro al 60esimo compleanno del club.





