Venuto: “Una perdita incalcolabile”. Cannistrà: “Faticai a premiarlo dopo Gravina”

Salmeri nel corso di una seduta di allenamento al "Vasi" di Gliaca di Piraino

Salmeri nel corso di una seduta di allenamento al “Vasi” di Gliaca di Piraino

È difficile descrivere la costernazione dell’intero mondo calcistico messinese dopo l’assurda ed inconcepibile scomparsa di Marco Salmeri, vittima di un tragico incidente stradale verificatosi nel maledetto Viadotto di Montagnareale, già tristemente noto per una lunga serie di sinistri. Impossibile non raccogliere il ricordo di Antonio Venuto, l’allenatore con cui il centrocampista milazzese si era consacrato nell’anno della storica promozione del Milazzo tra i professionisti: “Sono sconcertato, è un dramma autentico e mi sento di dire che sono sempre i migliori ad andare via. Era un ragazzo eccezionale e non sono parole figlie della retorica. Si trattava – ed è dura parlare al passato – di un atleta che sotto la mia gestione è stato protagonista di quelle annate straordinarie. Anche in Promozione con Romeo e Contestabile in panchina aveva fatto benissimo”.

Saltando appena quattro partite su trenta, da under Salmeri diede un contributo determinante nel massimo campionato dilettantistico: “È stato un milazzese profeta in patria, che ha scritto la pagina più importante della storia del calcio mamertino. Fuori dal campo un ragazzo di grande spessore umano, ricco di valori, che meritava qualcos’altro dal punto di vista professionale ma soprattutto dalla vita. Dovrebbe essere ancora qui in mezzo a noi. Io resto molto legato ai ragazzi con cui abbiamo vinto contro ogni pronostico ed avversari molto più quotati quel torneo di serie D e sono davvero costernato, non riesco ancora a capacitarmi di quello che è accaduto”.

Commosso anche il ricordo dell’ex presidente Pietro Cannistrà, che con Salmeri ha vissuto un’irripetibile scalata dalla Promozione alla Lega Pro: “Questo ragazzo è stato con me per tre anni. Ricordo ancora il suo gol nell’anno di Promozione nella trasferta di Gravina. Ho dovuto faticare moltissimo per convincerlo ad accettare un premio che si era meritato. Di chi muore solitamente si parla bene, ma di Marco non si potrebbe in nessun caso parlare male. Era un ragazzo d’oro, serio, di poche parole. Sinceramente è una grossa perdita, che ha scosso tutto l’ambiente. Da ore ricevo ininterrottamente telefonate di cordoglio e costernazione”.

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