“A cira squagghia e u santu nun camina” recita un vecchio detto siciliano. La cera si scoglie e la processione non avanza, un po’ come il Messina che vede avvicinarsi la decisiva scadenza di metà aprile e confida in novità risolutive dopo il saldo del decreto “salva Calcio”. Il primo passaggio non imponeva un grande esborso economico ma era comunque necessario per non perdere il beneficio della rateizzazione fiscale, ottenuto dalla proprietà uscente durante la crisi economica indotta dal Covid.

A metà aprile va versato invece l’ultimo bimestre di stipendi e contributi e regolarizzata la pendenza di metà febbraio relativa a Inps e Irpef (circa 115mila euro). Un’altra giornata è trascorsa senza sviluppi decisivi per il futuro dell’Acr. Tutto passa dalle decisioni e dalla disponibilità dell’amministratore Doudou Cisse, che a Messina non si vede da quasi due mesi.
È rientrato in Francia, anche se indiscrezioni riferiscono di un suo avvistamento in Turchia. L’altro amministratore Alexandre Chateux non è mai pervenuto a questi lidi mentre il presidente Stefano Alaimo aveva riferito al sindaco Federico Basile che l’Aad Invest Group era pronta a farsi da parte, considerato il mancato arrivo dei fondi promessi.

Dalle intenzioni si dovrebbe però passare ai fatti. Secondo quanto è filtrato, la fiduciaria lussemburghese per fare un passo di lato gradirebbe un corrispettivo economico, fin qui non quantificato, anche se l’ex presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, accostato al club per qualche giorno, riferì ad alcune testate nazionali di una richiesta di 250mila euro.
Le due cordate interessate intanto restano in penombra, senza svelare i profili dei potenziali soci coinvolti. L’impressione è che la riservatezza dovrebbe lasciare spazio alla chiarezza, che manca da anni ormai quando si ipotizza una cessione del Messina. Martedì Basile ha avuto un nuovo colloquio con Francesco Borgosano, il manager messinese che risiede da un decennio a New York ed è il ceo della “Huddle”, attiva nel mercato del gaming.

La sua cordata ha proposto a Cissè un prestito blindato da adeguate garanzie e una penale nel caso in cui la somma non fosse poi restituita. Non ci sarà invece un’immediata offerta d’acquisto perché va prima aggiornato il business plan che i suoi soci avevano stilato con la prospettiva di un Messina in serie C. In sintesi, in caso di retrocessione qualche finanziatore potrebbe farsi da parte.
Nelle ultime ore il primo cittadino ha avuto un nuovo confronto con un referente della cordata milanese, che riunisce due aziende, la prima operativa nel campo pubblicitario, la seconda (quotata in Borsa e con un capitale sociale di 35 milioni di euro) nel mercato di luce e gas. Serve uno scatto per sbloccare l’impasse e probabilmente un incontro tra le parti, magari in uno studio notarile, al netto delle difficoltà nel reperire Cissè e Chateaux più che Alaimo.

Ci sono tre settimane per definire un rapido cambio di proprietà (sembra un’utopia…) o quanto meno trovare una soluzione idonea che consenta di versare le somme necessarie. Neppure la mediazione dell’Amministrazione è riuscita poi a chiarire la posizione del socio di minoranza, che a rigor di logica dovrebbe sostenere il 20% di queste spese.
Ma è probabile che Pietro Sciotto, non avendo ricevuto il corrispettivo pattuito (2,5 milioni di euro per la cessione del club), non intenda impegnarsi oltre. La cifra era stata rivista al rialzo proprio perché, dopo un primo preliminare siglato a giugno 2024, tutte le scadenze economiche successive erano sempre state “anticipate” dalla proprietà uscente, in attesa dei fondi lussemburghesi. Di cui a nove mesi di distanza continua a non esserci traccia.





