Lieve calo di morti (651) e contagi (3957). Ordinanza blocca le fughe al Sud

RomaRoma deserta. Anche qui spazio al tricolore (foto Ansa)

Dopo settimane di avanzata implacabile – sabato il picco con 793 morti in un giorno e 4.821 nuovi malati – arriva la prima frenata per il Covid-19. Il bollettino quotidiano registra ora 651 morti e 3.957 positivi in più. Numeri sempre pesanti, ma, indica il capo della Protezione civile Angelo Borrelli, “in controtendenza e che ci auguriamo possano essere confermati nei prossimi giorni. Non abbassiamo la guardia”.

In attesa di un consolidamento del dato, il Governo vuole evitare nuove fughe di massa al Sud, come quelle dei giorni scorsi, dopo l’annuncio del premier Giuseppe Conte sull’ulteriore stretta alle attività produttive. Un’ordinanza firmata dai ministri Luciana Lamorgese e Roberto Speranza blocca così tutti gli spostamenti dal comune “in cui ci si trova”, salvo che “per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute”.

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Uno striscione benaugurante su un balcone (foto Ansa)

Borrelli ed il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, evitano di sbilanciarsi troppo. D’altra parte, i contagiati sono diventati 46.638 e le vittime ben 5.476. Locatelli invita a “non farsi prendere da facili entusiasmi né a sopravvalutare questa tendenza”. Le prime misure stringenti di contenimento “sono state adottate l’11 marzo, quindi ci aspettavamo di vedere risultati a partire da due-tre settimane. I prossimi giorni saranno assolutamente cruciali e ci aspettiamo di vedere un segnale di inversione di tendenza”.

La serrata a spostamenti ed attività, dunque, potrebbe aver cominciato a piegare la curva dei contagi. “Siamo arrivati al massimo delle misure di prevenzione del contagio in termini di attività sociali e lavorative”, osserva l’esperto. Ora, aggiunge, “è importante frenare il contagio interfamiliare, l’altro grande motore di diffusione del virus”. L’appello, in particolare, è ai 23mila positivi che si trovano in isolamento domiciliare: occorre “limitare i contatti esterni per interrompere la catena di trasmissione”. 

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Immane lo sforzo compiuto negli ospedali italiani (foto Ansa)

L’84% delle vittime (soltanto l’1% ha meno di 50 anni) si è registrato in tre regioni: Lombardia (3.456), Emilia Romagna (816) e Piemonte (283). Nelle altre regioni l’epidemia si sta diffondendo più lentamente ed il sistema sanitario sta reggendo, ma proprio per questo il Governo – anche accogliendo le richieste di diversi governatori del Sud – vuole evitare le scene già viste degli assalti ai treni che vanno verso il Meridione ed i trasferimenti nelle seconde case o in quelle dei parenti.

L’ordinanza di Lamorgese e Speranza, subito in vigore, sarà contenuta nel nuovo decreto in Gazzetta Ufficiale lunedì, e vieta “a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in un comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”. Cassata la formulazione precedente che consentiva “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”. Le forze dell’ordine vigileranno sul rispetto delle prescrizioni. E già diversi italiani sono stati respinti dai controlli alla Stazione centrale di Milano mentre provavano a salire sui treni per Napoli e Salerno.

Como

Il Teatro di Como con il tricolore e i versi di Puccini sulla facciata (foto Ansa)

Buone notizie poi sul fronte delle mascherine. Ne servono 90 milioni al mese all’Italia ed il commissario all’emergenza Domenico Arcuri, si sta attivando per aumentare le forniture. “Da lunedì o martedì al massimo – annuncia – tutte le regioni avranno mascherine per medici, operatori sanitari e malati. A partire dalla settimana successiva contiamo di dare poi a tutti gli italiani i Dispositivi di protezione individuale”. Diverse decine di milioni arriveranno già da lunedì dalla Cina, come ha assicurato il ministro degli Esteri Luigi di Maio, ma si punta a far partire la produzione nazionale con gli incentivi del “Cura Italia” (50 milioni di euro per le aziende che vorranno riconvertire la propria attività).

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