La leggenda di Re Artù. I 19 gol della storica promozione in A, quando arrivò in autunno da svincolato trascinando la squadra di Mutti dall’ultimo posto in classifica verso il sogno più grande, poi le 24 reti collezionate nel triennio in massima serie. Emozioni uniche e traguardi inimmaginabili. Arturo Di Napoli e il Messina, un legame indissolubile: “Quando ho sentito della festa per i 125 anni del Messina il mio cuore si è aperto ai ricordi. Qui ne abbiamo tanti, abbiamo scritto pagine indelebili nella storia di questa città che spero possa ritornare in auge e chissà che qualcuno non possa superarci nel nostro percorso fantastico. Si era creata una magia unica all’interno dello spogliatoio, quando siamo venuti qui per questo evento mi è mancato il respiro. Porterò sempre dentro tante cose belle”.

La firma col Messina gli ha cambiato la vita. Una vera e propria sliding doors: “Messina si deve scegliere per il progetto e la programmazione, non a prescindere perché si è fatta in passato la massima serie. Mi ricordo che all’epoca avevo l’opportunità di andare in A, ad Ancona, ma ho scelto Messina perché così mi diceva il cuore, pur non conoscendo nulla di Messina. Cito il ds Angelo Fabiani che mi chiuse in una camera dicendomi che se fossi venuto avremmo vinto il campionato. Eravamo ultimi in classifica e ando così”.

“Nel 2003, in Serie B, un giocatore come Arturo era senza squadra fino ad ottobre, per dire come è cambiato il calcio e quanta qualità c’era rispetto ad ora, ma anche quanta incompetenza, per nostra fortuna, c’era negli altri. Eravamo una squadra forte, a cui mancava qualcosa. I gol di Di Napoli hanno fatto la differenza” sottolinea Sullo, seduto al suo fianco, come quando in campo era pronto a fornire assist alla punta di diamante del Messina.
Per l’anniversario dei 125 anni, da ex giocatore simbolo e allenatore, Di Napoli rivolge il suo personale augurio al club, alla luce del nuovo corso targato Racing City Group: “Auguro al Messina di poter risorgere con questa nuova proprietà, sia i tifosi che la città hanno già pagato dazio abbastanza. Serve passione, senza guardare a quello che è stato il passato. Bisogna programmare, con organizzazione, non devono avere fretta di vincere. Da un po’ che non si vede qui una società seria e sana che faccia le cose in una certa maniera. Il consiglio che posso dargli è accendere quella scintilla di cui questo popolo ha bisogno. Una volta fatto questo la città è pronta ad esplodere. Il primo segnale lo devono dare la società e i calciatori. Il passato va tenuto lì in bacheca e nell’album dei ricordi perchè è stato glorioso”.

L’ultima notte vissuta al “Celeste”, il 5 giugno 2004, con la Serie A che finalmente si materializza, è per lui il momento più bello della sua memorabile avventura in maglia giallorossa. La doppietta al Como, il gesto del volante per sancire una scommessa vinta col presidente Franza, tutte immagini che resteranno scolpite per sempre. “Messina-Como è indimenticabile per quell’atmosfera che abbiamo respirato sin dal mattino da quando ci siamo svegliati finché non siamo andati al Celeste che era già pieno due ore prima della partita. C’era gente ovunque, anche sopra i tetti dei palazzi vicini. Quando faccio vedere quei video restano tutti a bocca aperta. E poi la festa, la gente che piangeva. Affrontare la Juve, il Milan e l’Inter è stato bello, ma Messina-Como è diversa da tutte, in quella partita si è scritta una pagina importante nella storia di questo club e di questa città”.

Da bomber a bomber. Ecco, infine, il suo ricordo di Totò Schillaci, celebrato durante la serata di gala: “Con Totò ci ho giocato assieme all’Inter quando ero giovane. Il mito di Schillaci è però legato ai suoi occhi nel Mondiale di Italia ’90. Una persona speciale, con un cuore grande così, che ci manca tanto. Quella è stata una perdita che ci ha rattristato non poco”.





