Cecere: “Tra campani e siciliani grande feeling. Avrei voluto giocare Messina-Reggina”

Backstage Marra-CecereMimmo Cecere, da portiere a procuratore (foto A. Denaro)

Gianluca Pagliuca il suo modello, nel cuore le promozioni con Fermana, Messina e Avellino. Mimmo Cecere, nell’intervista doppia con Sasà Marra per “Giallorossi a confronto”, ha parlato di sé e dell’ex compagno di tante avventure. Perché uno è oggi allenatore e l’altro no, diventando invece procuratore? “Io ero molto pigro – dice Cecere – e pensavo solo a non prendere gol e al massimo a dirigere la fase difensiva. Sasà allenava già in campo ai tempi di Avellino, ordinava i cambi al posto del mister… Gli attaccanti? Non li sopportavo proprio, in campo ero solo contro 21, ma alla fine erano tutti amici. Quanto contano i procuratori nel calcio? Un buon procuratore lo fa soprattutto un buon giocatore”.

Backstage Marra-Cecere

Il logo della location sede dell’intervista doppia (foto A. Denaro)

I campani spesso protagonisti con la maglia giallorossa, ecco perché: “Tra campani e siciliani c’è un grosso feeling nella mentalità, nel modo di vivere e per la passione che accomuna queste due regioni. Messina per me rappresenta tutto, non si limita solo all’esperienza calcistica, è diventata la mia seconda casa se non la prima città”.

In carriera sono tanti i momenti da ricordare per l’ex numero uno del Messina: “Ho avuto la fortuna di vincere sei campionati, il primo con la Fermana è stato storico, poi ricordo quello col Messina ed il derby Avellino-Napoli. I successi ad Avellino e Messina sono stati anche frutto dell’intelligenza dimostrata dalle due tifoserie che nei momenti difficili ci sono state vicine. La parata su Criniti contro il Catania? Era indispensabile perché non si andasse ai supplementari in quella finale playoff. Vorrei invece rigiocare Avellino-Albinoleffe, il playout di Serie B, ma questa volta al “Partenio”, perché allora dovemmo giocarla a Perugia, in campo neutro. Quella partita che non ho mai giocato e mi sarebbe piaciuto giocare è invece Messina-Reggina”.

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Mimmo Cecere (foto A. Denaro)

Quindi, il suo ricordo del presidente Emanuele Aliotta: “Ha fatto un ciclo importante, portando la squadra dall’Eccellenza alla B. Non so se gli andasse intitolato lo stadio o magari una statua in città. Oggi è cambiato tutto, preferisco quei presidenti vecchi stampo come Rozzi e Anconetani che prima di tutto erano grandi tifosi della squadra della propria città”. 

Era anche il Messina di Enrico Buonocore: “Siamo cresciuti insieme nel settore giovanile del Napoli, si vedeva che era un genio. A livelli calcistici era al pari di Baggio, Del Piero e Zola, ma ha fatto meno di quanto potesse”.

Nel personale score di Cecere c’è anche una rete all’attivo, siglata quando giocava a Gela. Il confronto con il gol di Marra a Torre Annunziata nasce spontaneo: “Sasà dice che il suo gol in Savoia-Messina è più bello? Forse non ha visto il mio… Ho segnato di testa, staccando all’altezza del dischetto del rigore, peraltro nel giorno del mio compleanno, il 14 dicembre”.

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La Galleria Vittorio Emanuele II (foto A. Denaro)

Di Cecere si scopre anche il lato scaramantico: “Se vedo i gatti neri per strada quando sono in auto mi fermo o faccio passare un’altra macchina”.

Inevitabile chiedere al titolare di “Vulkania” anche un parere culinario: “Le mie pietanze preferite sono spaghetti e pizza”. 

Sul Messina di oggi e circa la questione stadio ha, infine, questo punto di vista: “Lavorerei su un San Filippo più a misura d’uomo, perché bisogna guardare avanti, sebbene il Celeste incarni le emozioni della storia del Messina”.

 

 

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