La Basket School Messina potrebbe rinunciare al prossimo campionato a causa di una grave crisi finanziaria, indotta anche dai nuovi regolamenti che impongono la costituzione di società di capitali. Il tecnico Pippo Sidoti è amareggiato: “Alleno qui da otto anni e credo che i risultati ottenuti dimostrino la bontà del lavoro. Abbiamo collezionato una finale in serie C Gold per salire in B e tre partecipazioni consecutive ai playoff in B Nazionale. Il livello generale del campionato è considerevolmente aumentato grazie a numerosi giocatori che arrivano dalle categorie maggiori. La finale tra Viola Reggio Calabria e Avellino giocata davanti a 4.500 spettatori ne è la migliore dimostrazione”.

La crescita del club è stata davvero costante ma il futuro adesso è nebuloso, come capita spesso a tante realtà di città e provincia: “Non pensavo però dopo un lungo percorso di ritrovare la società alle prese con questa difficile situazione. Quando sono arrivato anni fa al campo per le partite casalinghe avevamo circa 40 spettatori presenti, quest’anno il pubblico è stata l’arma in più con partite caratterizzate da grandi presenze numeriche. Speravo che dopo l’ultima stagione quest’anno potessimo avere altri numeri per crescere e costruire qualcosa di ancora più ambizioso e invece la situazione è ulteriormente peggiorata. Rivedo quanto ho già vissuto anni fa a Patti, quando disputavamo la serie B Nazionale e giocavamo con ben sette giocatori del posto”.
Come avviene in tutti gli sport, il tessuto cittadino non sembra rispondere. Sidoti lo ha ribadito ai microfoni di Antenna del Mediterraneo: “Credo che Messina si debba identificare con la squadra della propria città, penso ad esempio ad Avellino che ha numerose squadre ad alti livelli pur essendo più piccola. La politica e l’imprenditoria evidentemente dovrebbero interrogarsi. Mi ha reso molto orgoglioso il successo colto contro la Scandone nei playoff, siamo cresciuti tanto in questi anni come società e abbiamo valorizzato tanti giocatori. Abbiamo giocato una buona pallacanestro e divertito il pubblico. Accettare tutto questo adesso è difficile. Se c’è una volontà la soluzione si può trovare, i dirigenti da dodici anni stanno facendo tanto. Sono cresciuti compiendo sacrifici personali e credendo in quello che hanno fatto”.





