Di Renzo: “Spiace per la retrocessione ma subentrare non era così semplice”

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Per due mesi è stato il personaggio simbolo del calcio messinese, investita da un’improvvisa notorietà e dalla gravosa responsabilità di provare a tenere in vita uno dei tanti Acr che si sono alternati sul manto erboso negli ultimi trent’anni. L’operazione salvataggio ha portato la sua firma, tanto che qualche tifoso l’avrebbe voluta in corsa perfino alle elezioni comunali ormai alle porte…

Adamo, Taormina, Morgante, Mantineo e Di Renzo
Consulenti e curatela all’esterno dello studio Vicari-Liotta (foto Paolo Furrer)

Nel 2026 l’ex curatrice fallimentare dell’Acr Messina Maria Di Renzo ha però seguito a debita distanza la deludente conclusione del campionato di serie D, defilandosi dopo mesi in prima linea. “Sinceramente preferirei restare in silenzio, anche perché ogni parola potrebbe essere strumentalizzata… Non spetta a me giudicare la gestione recente del club. Chiaramente auspicavo un epilogo differente, sono molto dispiaciuta per la retrocessione e adesso confido in un ripescaggio, come tutti i tifosi messinesi”.

A inizio settembre è arrivata la liquidazione giudiziale del club gestito da Aad Invest Group e dopo un breve interregno della curatela, soltanto a fine ottobre è nato il “nuovo” Acr Messina dei soci Justin Davis e Morris Pagniello. L’avvocato rimarca come il passaggio di consegne non fosse però affatto agevole: “È sempre complicato subentrare a stagione ampiamente in corso, con una squadra allestita da altri, e cercare di cambiarla. Il gruppo era stremato e aveva dato davvero tutto per recuperare la penalizzazione di 14 punti e incentivare un potenziale acquirente”.

Pagniello, Di Renzo e Davis
La nuova proprietà con la curatrice fallimentare sotto la Curva (foto Paolo Furrer)

La nuova gestione non ha certo brillato e il campo ha condannato il Messina all’Eccellenza dopo oltre trent’anni ma per la Di Renzo le attenuanti non mancano: “C’erano equilibri molto precari e loro hanno voluto inserire figure di riferimento, che non è stato semplice incastonare nella gestione precedente, che hanno ereditato. Nel calcio ogni minimo errore viene pagato amaramente ma restano gli investimenti importanti, finalizzati a mantenere la categoria. Loro saranno dispiaciuti più degli altri dopo tutte le spese che hanno sostenuto…”.

L’attesa del ripescaggio, che potrebbe protrarsi per altri due mesi, impone il silenzio a una proprietà già finita nel mirino della critica. “La retrocessione rappresenta un epilogo negativo ma almeno il club è stato salvato e ha evitato la radiazione. Oggi non sarebbe neanche in Eccellenza né avrebbe chance di ripescaggio in serie D. Il tifoso ha tutto il diritto di criticare ma credo che la città non dovrebbe disincentivare chi comunque vuole investire a Messina. Non mi faccia dire altro perché ho già parlato troppo… Buona estate a tutti gli sportivi”. 

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