Liverpool-Galatasaray, sfida di ritorno degli ottavi di Champions League. Noa Lang ha rischiato di perdere un dito a causa dell’incidente subito durante il match di Anfield. L’ex Napoli, adesso in forza ai turchi, scattato sulla fascia sinistra, è finito contro i cartelloni pubblicitari, rimediando un taglio profondo al pollice della mano destra. L’olandese ha perso molto sangue, rischiando addirittura l’amputazione del dito, un’ipotesi fortunatamente scongiurata dall’operazione avvenuta nella notte.

La mente è inevitabilmente ritornata al 24 ottobre 2004 e alla gara Messina-Lecce, valida per il campionato di Serie A. Quel giorno Mimmo Giampà, straordinario protagonista degli storici successi di inizio torneo contro Roma e Milan, andò a sbattere contro i cartelloni pubblicitari del “San Filippo”, procurandosi uno squarcio profondo alla coscia sinistra che richiese 147 punti di sutura. Scene terribili, un infortunio senza precedenti.
Intervistato oggi da Fanpage.it, Giampà ha rivissuto quei momenti, paragonando il suo caso a quello di Lang: “Quando l’ho visto ho collegato subito al mio episodio. È stata una cosa molto pesante. Nel mio caso non avevo percepito il dolore, ma mi accorsi subito della gravità della cosa perché si vedeva l’osso. Quel giorno aveva piovuto e scivolando ti fermavi dopo 5-6 metri. Ricordo che stavo contendendo la palla a Rullo e io mi trovavo davanti. Ritirai i piedi per paura che cadesse il cartellone, andando a finire sul fotografo. Magari non sarebbe mai caduto il cartellone, perché era pesante, ma fu puro istinto. In quel momento vidi il fotografo e feci quel movimento. Se avessi avuto le gambe tese, non sarebbe successo niente”.

“Zampagna – ricorda Giampà di quei frangenti – che poi è scappato perché si era accorto di tutto, fu il primo ad accorrere. Siamo molto amici. Chi è rimasto lì invece è stato il portiere del Lecce, Sicignano. Mia moglie che era allo stadio non si era accorta di niente. Si rese conto della gravità dell’infortunio mio padre, che era a casa a vedere la partita in tv. Anche mister Mutti all’inizio pensava mi fossi solo stirato”.
L’intervento e i 147 punti di sutura hanno lasciato il segno, soprattutto sulla testa: “C’è stato sicuramente lo shock. Mi sono svegliato in piena notte per più di un anno perché mi mancava l’ossigeno. Andavo a dormire tranquillamente, con mia moglie, poi mi svegliavo una, due, tre volte durante la notte. Mi mancava il respiro. Nonostante questo tornai a giocare il 6 gennaio. Quando rientrai mi mancavano tre centimetri di muscolo sulla gamba sinistra. Non ero al 100%, ma l’ho fatto”.

Un episodio che in Italia fece da spartiacque: “Nel giro di tre giorni da quella partita misero le protezioni in tutti gli stadi per coprire quella lama esterna sui cartelloni pubblicitari. Purtroppo devono prima succedere le cose per poi migliorare la situazione e in questo caso è successo a me. Sono stato anche fortunato: se il cartellone mi avesse preso la vena potevo morire”.
Le conseguenze a livello fisico dopo il ritiro si sono però avvertite: “Una volta smesso ho iniziato a zoppicare e mi sono dovuto mettere la protesi all’anca due anni fa. Secondo me è una conseguenza di quell’infortunio, poiché negli anni successivi ho caricato tutto sulla destra”.





