Dieci punti nelle ultime dieci partite. Non è certo esaltante il cammino del Messina, che da metà dicembre ha vinto soltanto due volte, in entrambi i casi con Alessandro Parisi in panchina. Non è bastato fin qui un doppio cambio di allenatore, con il breve interregno dell’ex terzino della promozione in A, e il successivo arrivo dell’esperto tecnico campano Vincenzo Feola. Il cui gagliardo esordio a Reggio Calabria sembrava il preludio alla svolta decisiva.

Invece a Favara è maturata una nuova rimonta, la più dolorosa, anche per il caotico finale di gara. Il Messina ha operato in una manciata di minuti due sostituzioni, rimangiandosi la terza. Il risultato è stato un parapiglia, preludio al rigore che ha sancito una clamorosa beffa. Dal possibile -1 al nuovo -4 dalla zona salvezza diretta. Che resterebbe obiettivo alla portata, a dispetto del calendario e del momento, in un campionato in cui in coda si cammina a passo d’uomo. Basti pensare al derellito Paternò, capace di battere Sancataldese e Acireale e adesso di sognare una clamorosa risalita che resta comunque molto complicata.
In casa Acr a pesare è un’involuzione mentale e fisica. Il non avere svolto una preparazione estiva ha probabilmente presentato il conto e a poco è servito anche il mini-richiamo natalizio. La sosta del campionato arriva probabilmente nel momento migliore, con il gruppo chiamato a riordinare le idee e a ritrovare forma, consapevolezza e soprattutto fame. Il principale ingrediente della squadra allestita in ritardo e in fretta e furia dal direttore sportivo Giovanni Martello e dal tecnico Pippo Romano. Capace di raccogliere 27 punti nelle prime sedici giornate, subendo peraltro pochissimo, appena 11 gol nell’intero girone di andata.

Mentre ne sono stati incassati ben 15 nelle ultime nove giornate. Quel Messina non proponeva certo calcio champagne anche se pretendere gioco e risultati fa un po’ sorridere, considerato che perfino nei grandi campionati si assiste spesso a match tattici e chiusi, in cui le emozioni vengono sacrificate al dogma del risultato e del pragmatismo, a dispetto di ritmi e sussulti che dovrebbero essere l’anima del calcio. Crocifiggere a turno i tre allenatori, con Feola e Parisi che peraltro hanno diretto una manciata di allenamenti, è probabilmente miope.
Il mercato invernale fin qui non ha garantito la spinta tanto attesa. Il fatto che abbiano operato sei mani probabilmente non aiuta. Pedicone e Sturniolo, mai impiegato, erano stati scelti da Martello, in una fase in cui il Tribunale non consentiva operazioni onerose. Gli stranieri Kaprof, Werner e Papallo, che non ha ancora esordito in mezzo al campo, sono invece innesti ispirati dalla proprietà, che ha trattato anche Sainz-Maza e Tobias Del Piero, inseguendo forse più il colpo mediatico che l’innesto funzionale. I tre gol e la combattività di Tedesco, osannato per la “garra” del “Granillo”, o gli sprazzi di talento di Giardino e Oliviero, voluti da Evangelisti, non bastano per considerare il bilancio in attivo.

Con l’equivoco rappresentato dal capocannoniere Roseti, che ha giocato appena 19 minuti nelle ultime tre gare, partendo dalla panchina in quattro delle ultime cinque. Il bello del calcio è che basta poco, a volte perfino un episodio, per ribaltare giudizi ed equilibri. Magari proprio i match con Nissa, Savoia e Igea Virtus, sulla carta i più complicati, possono rappresentare una grande occasione. Al netto degli scontri diretti con Vibonese e Ragusa che valgono doppio. Nulla è compromesso ma è chiaro che dopo la provvidenziale sosta bisognerà svoltare. Mentalmente, fisicamente e magari sul piano tecnico-tattico.





