Mirarchi: “Uno spot per la pallanuoto. Volevamo un trofeo per Messina”

Maurizio Mirarchi

E’ amareggiato ma comunque soddisfatto il tecnico di Messina Maurizio Mirarchi, dopo lo scudetto perso in volata in una Cappuccini gremita da oltre 2.000 spettatori (e c’è chi non ha trovato più un biglietto!): “E’ stato uno spot per la pallanuoto e lo sport messinese, tanta gente così non si era mai vista per un evento in piscina. Mi dispiace per il risultato, volevamo portare un trofeo a Messina. Ci siamo andate vicine e non posso rimproverare nulla alle ragazze che hanno dato tutto quello che potevano fino alla fine. E’ questa la cosa più importante”.

WP Messina

WP Messina premiata per il secondo posto

Padova, pur priva della Queirolo, ha dimostrato di essere squadra, concedendo pochissimo e sfruttando una panchina più ampia (dodici le atlete impiegate contro le otto di Messina): “Se fossimo riusciti a capitalizzare le occasioni più nitide forse avremmo potuto cambiare la storia della partita, anche perché avremmo messo loro maggiore pressione. Abbiamo commesso qualche errore di troppo e con queste squadre non te lo puoi permettere, perché ti puniscono”.

La migliore marcatrice del torneo, Arianna Garibotti, protagonista in semifinale con ben cinque reti, è rimasta a secco: determinante la difesa asfissiante delle venete: “Ha fatto quello che poteva, è stata marcata, a volte anche colpita dura e questo l’ha innervosita. Teani ha parato tanto, ma molte volte è stata facilitata dai nostri tiri, troppo centrali”.

WP Messina-Padova

Dieci reti in una finale caratterizzate dalle gran difese

Messina è apparsa bloccata a livello psicologico, come già accade nella finalissima di Coppa Italia, anche se rispetto ad allora le peloritane sono cresciute tanto: “Contro Bogliasco siamo stati più fluidi, in questa finale contratti e timorosi nelle conclusioni. Volevo mettere pressione a Padova, invece quando sei sotto di due o tre reti poi ti manca la lucidità. Questa sera peraltro abbiamo fatto 3 su 9 nelle realizzazioni in  superiorità numerica, restando fermi al 33% mentre solitamente siamo molto più concrete e efficaci (51% di media in stagione, ndc), invece l’attenzione e la concentrazione fanno la differenza. Ripartiamo da questa finale, la seconda persa dopo quella di Coppa Italia. Bisogna vincere qualcosa”.

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