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Calcio Il personaggio 200 volte Coppola. Sullo: "Questo traguardo non è un punto d'arrivo"
Primo piano per Sasà Sullo
foto di Nando Ballariano

L'attuale allenatore in seconda del Torino targato Ventura è legato al centrocampista di Pollena Trocchia da ricordi indelebili. Uno dei più importanti è relativo alla gara in A con la Lazio del 2004-05. "Carmine era tra le poche persone a sapere della mia malattia e per questo, dopo aver realizzato il gol, corse sotto la Curva sud ad abbracciarmi. Quel giorno gli avevo ufficialmente consegnato la fascia di capitano".

“Professore”, perché difficilmente eguagliabile in quanto a serietà e saggezza, o “uomo di ghiaccio”, appellativo dovuto alla freddezza dimostrata in occasione del penalty trasformato contro il Catania nella finale playoff di C1 del 2001. Salvatore Sullo, attuale allenatore in seconda del Torino targato Ventura, è stato tra i grandi protagonisti dell'incredibile scalata del FC Messina verso la Serie A. In riva allo Stretto, dal gennaio 2001 al gennaio 2007, ha conquistato due promozioni, scritto pagine indimenticabili nella storia del club peloritano e vinto la sua battaglia più importante. Guadagnandosi, sempre, la stima di tutti.

Ora, nella sua nuova veste, va a caccia del ritorno in A con i piemontesi, dopo l’esperienza di Bari. Un “pezzo” di quel Messina c’è anche in granata, data la presenza in rosa, oltre al duo in panchina, di Alessandro Parisi e dell’ultimo arrivato Salvatore Masiello. Il Messina di oggi è soprattutto Carmine Coppola. Il centrocampista di Pollena Trocchia, naturale trait d’union tra passato e presente, ha appena festeggiato le 200 presenze in giallorosso, dopo essere ritornato nella scorsa estate in quella che è, da tempo, la sua città d’adozione.

Sullo non ama i luoghi comuni e trova le parole giuste per ogni circostanza, rendendo omaggio ad uno dei suoi amici più cari. “Con la maglia giallorossa ho collezionato più di 150 partite giocate, molte delle quali insieme a lui. E’ ancora giovane ed il raggiungimento di questo traguardo non deve costituire per lui un punto d’arrivo. Dicendo così penso di interpretare anche il suo pensiero. Il Messina meriterebbe ben altre categorie, ma purtroppo, in questo momento, occorre guardare in faccia la realtà che parla di una squadra impegnata nel campionato di Serie D. Un motivo di grande rammarico per com’era iniziata la carriera di Carmine e per le basi importanti che erano state gettate per il calcio a Messina, pensando soprattutto al patrimonio di tifosi”.

A Coppola lo legano dei ricordi indelebili. Sasà ne sceglie due, esemplificativi di un rapporto pressochè fraterno. “Uno dei momenti più importanti è relativo alla gara in A con la Lazio del 2004-05. Carmine era tra le poche persone a sapere della mia malattia e per questo, dopo aver realizzato il gol, corse sotto la Curva sud ad abbracciarmi. Per lui si trattava della prima, vera, partita da capitano. Altre volte aveva indossato la fascia, ma per mie assenze dovute ad infortuni o squalifiche. Quel giorno, invece, gliel'avevo praticamente consegnata perché pensavo che difficilmente sarei tornato su un campo di calcio”.

L'altro si riferisce alla trasferta di Terni del 20 gennaio 2002. “Nella sua prima partita da titolare in campionato, al “Liberati”, su un terreno in condizioni pessime, ci trovammo sotto per 2-0, ma riuscimmo a pareggiare (reti di Gutierrez e S. Marra), pur giocando gran parte del match in inferiorità numerica a causa dell’espulsione di Obbedio. Al termine di quell’incontro Carmine pianse come un bambino. Quando arrivò a Messina qualcuno dubitava che si sarebbe ripreso a pieno dall’infortunio che aveva precedentemente subito e quella prestazione rappresentò per lui una vera e propria svolta”.

A dieci anni di distanza da quell’esordio l’attualità racconta, invece, del delicato momento dell’ACR, nonostante un Coppola leader oggi come ieri. “In questo torneo sta incidendo senza dubbio l’handicap della penalizzazione. Per il tabù trasferta ritengo, invece, che basterebbe un successo per sbloccarsi, come spesso accade nel calcio. Bertoni ? Il mio capitano era un tipo molto schivo e assai misurato. Aveva un grande carisma e la capacità di gestire qualsiasi situazione. Da allenatore, però, tutto cambia, e si finisce per essere giudicati in base al risultato, anche se una partita viene vinta o persa soltanto all'ultimo minuto’”.

Dulcis in fundo, la domanda che tutti si pongono, almeno alle nostre latitudini: quando vedremo Sasà Sullo primo allenatore, magari sulla panchina del Messina ? “Ho il grande vantaggio di avere un mio modo di pensare, acquisito alla luce delle tante esperienze vissute. Oggi mi sento realizzato a Torino, come vice di Ventura, perché questo lavoro mi appassiona. Avere degli obiettivi significherebbe porsi dei limiti ed io, invece, ogni estate deciderò su quale potrà essere il mio ruolo e dunque se proseguire come allenatore in seconda o intraprendere un’altra strada”.

Sullo firma autografi
foto di Giovanni Isolino
di Alessandro Calleri (02 February 2012)
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